Dall’Università di Verona la scoperta dell’effetto antidepressivo del kiwi
di Redazione | 10 Settembre 2025Mangiare frutta fa bene al corpo e, come suggeriscono sempre più studi, anche alla mente. Ma quali sono i composti responsabili di questi effetti? Il gruppo di ricerca del dipartimento di Biotecnologie Univr, coordinato dalla docente di botanica generale Flavia Guzzo, in collaborazione con Cristiano Chiamulera, docente di farmacologia, ha risposto a questa domanda per il kiwi verde (Actinidia deliciosa).
La ricerca, pubblicata il 19 agosto sulla rivista scientifica internazionale Plos One, ha messo in evidenza che l’acido chinico, un acido organico naturalmente presente in molti frutti ma particolarmente abbondante nel kiwi, è in grado di attraversare la barriera ematoencefalica ed esercitare un effetto antidepressivo.
Per capire quali sostanze del kiwi potessero influenzare l’umore, i ricercatori hanno usato un doppio approccio. Da un lato hanno analizzato in maniera molto dettagliata la “mappa chimica” del frutto, cioè l’insieme delle sue molecole, grazie a una tecnica chiamata metabolomica.
Dall’altro hanno osservato il comportamento di alcune cavie, che rappresentano un modello utilizzato di frequente per studiare la depressione. È emerso che il succo di kiwi verde riduceva in modo proporzionale alla quantità somministrata i segnali tipici di uno stato depressivo negli animali. Analizzando il loro sangue e il loro cervello, sono state individuate soltanto due molecole provenienti dal kiwi: l’acido chinico e l’acido caffeico solfato.
Quando ai topi è stato dato direttamente l’acido chinico puro, questo ha riprodotto quasi del tutto l’effetto positivo del succo, dimostrando di essere la sostanza chiave. Inoltre, si è scoperto che la sua efficacia è potenziata dalla presenza di altre molecole del frutto, che ne facilitano l’assorbimento e il passaggio fino al cervello.
L’attività antidepressiva dell’acido chinico è stata brevettata prima della pubblicazione, a tutela del potenziale utilizzo in campo applicativo.
«Questa ricerca – commenta Flavia Guzzo – ci ha permesso di identificare l’esatta molecola responsabile dell’attività antidepressiva del kiwi, aprendo la possibilità di un suo futuro impiego come principio attivo naturale per farmaci o nutraceutici. I finanziamenti sono arrivati dalla Regione Veneto e dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, a conferma dell’interesse istituzionale verso ricerche che coniugano salute, alimentazione e innovazione».
«Se in futuro sarà possibile sviluppare integratori o prodotti funzionali a base di acido chinico, il kiwi potrebbe diventare non solo un alleato della salute fisica, ma anche della salute mentale – conclude la docente – L’idea di affiancare molecole naturali a farmaci tradizionali nel trattamento dei disturbi dell’umore rappresenta un passo importante in un’epoca in cui si ricerca sempre di più un approccio integrato e sostenibile al benessere».


In Evidenza
CROSSabili e Intesa Sanpaolo insieme per l’autonomia delle persone con lesione spinale

Il “Nuovo Cinema Coraggioso” arriva a Verona

Chirurgia pediatrica, “Angelino il motorino” contro stress e ansia da ricovero

Sanremo 2026, la serata cover promette (davvero) bene

Mauro Gibellini: «La promozione con il Verona? Non dimenticherò mai quel rigore»

Giampaolo Fraccaroli e Roberto Zanon: «Il farmaco più efficace? L’attività fisica»

Roberto Aere: in punta di pennello

AVIS Provinciale Verona: nel 2025 oltre 32.700 donazioni

Verona ricorda Lina Arianna Jenna: posata una nuova pietra d’inciampo in via Emilei



