Claudio Maffeis: «L’obesità è una malattia, non una colpa»
di Claudio Capitini | 20 Marzo 2026L’obesità è oggi un’emergenza mondiale, con costi economici elevati e ricadute profonde sulla salute fisica e psicologica delle persone. L’Italia è stato il primo paese al mondo ad approvare una legge per combatterla, inserendola nell’elenco delle malattie croniche con i relativi Livelli Essenziali di Assistenza. Ospite di Verona Salute, su Radio Adige TV, il professor Claudio Maffeis, direttore della Pediatria B a indirizzo diabetologico e malattie del metabolismo presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, ha illustrato cause, prevenzione e cura di una patologia che riguarda sempre più bambini e adulti.
L’obesità dipende davvero solo dal mangiare troppo e dal muoversi poco?
È una convinzione diffusa, ma riduttiva. L’eccesso di peso deriva sempre da un apporto calorico superiore al fabbisogno, ma la vera domanda è: perché accade? Il corpo regola il peso in modo molto preciso e questa regolazione dipende in gran parte dalla genetica. Tra il 40% e il 70% del rischio di obesità è legato ai geni. Tuttavia, la predisposizione non è una condanna: perché la malattia si sviluppi è necessario anche un ambiente che ne favorisca l’espressione.
Perché è importante riconoscere l’obesità come una malattia e non come una colpa?
Chi vive con obesità affronta già una condizione difficile, come accade per altre malattie croniche. In più, essendo visibile, espone a stigma e discriminazioni. Nei più giovani questo si traduce spesso in episodi di bullismo. Per questo è fondamentale considerarla una malattia: il trattamento non riguarda solo alimentazione e attività fisica, ma richiede anche un supporto psicologico e un approccio integrato che coinvolga persona e famiglia.
Come si interviene concretamente?
L’intervento si sviluppa su tre livelli. Il primo riguarda la famiglia: riconoscere precocemente il problema e confrontarsi con il pediatra è fondamentale. Prima si agisce – o meglio si previene – minori saranno le conseguenze, anche in presenza di predisposizione genetica. Il secondo livello è quello sanitario: dal medico di base agli specialisti, il sistema pubblico offre percorsi di cura efficaci, sia sul piano fisico che psicologico. Prima di considerare altre opzioni, è essenziale avviare un percorso cognitivo-comportamentale, che includa rieducazione alimentare e promozione dell’attività fisica.
I nuovi farmaci antiobesità rappresentano davvero una svolta?
Negli ultimi anni sono stati introdotti farmaci efficaci, capaci di ridurre il peso anche fino al 20% agendo sulla sazietà. Tuttavia, non sostituiscono lo stile di vita e sono indicati solo in casi specifici, dai 12 anni in su e dopo un percorso comportamentale. Alla sospensione il peso tende a risalire, il costo è elevato (circa 8 euro al giorno) e non è rimborsato. Un uso improprio è da evitare: senza indicazione clinica non porta benefici e può causare effetti indesiderati. In pediatria, la prescrizione è limitata ai centri specializzati.
Quando comincia davvero la prevenzione?
Molto prima di quanto si pensi: già dal concepimento. La gravidanza e i primi due anni di vita influenzano in modo decisivo la predisposizione a malattie come obesità, diabete e ipertensione. Una corretta alimentazione in gravidanza, l’allattamento, uno svezzamento appropriato e una crescita regolare aiutano a proteggere la salute, così come l’assenza di esposizione al fumo passivo.Successivamente è importante educare a un’alimentazione sana, ispirata alla dieta mediterranea, e riscoprire il valore della convivialità a tavola, spesso compromesso dall’uso dei dispositivi digitali.
Quali consigli daresti alle famiglie che sono coinvolte in questa malattia?
Combattere l’obesità è prima di tutto una sfida culturale ed educativa. Le famiglie che dispongono di informazioni corrette – non condizionate da notizie false o approssimative – e che possono contare su una rete di supporto fatta di sanità, scuola e strutture sportive, hanno più strumenti per affrontarla. La conoscenza è la vera risorsa: con essa si possono costruire abitudini sane sin dai primi anni di vita, riconoscere precocemente il problema e agire con consapevolezza. Fare i genitori è difficile, ma con il giusto supporto molto si può fare.


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