La musica è equilibrio anche se esce da un flauto di plastica
di Redazione | 28 Febbraio 2019Il pianista e compositore marchigiano ha appena terminato l’Equilibrium Christmas tour (la versione natalizia del tour per promuovere l’ultimo album). Ha girato l’Italia, con l’Orchestra Sinfonica Italiana, per musicare il suo “sbilanciamento”. Siamo andati a Riccione per incontrare lui e «la strega capricciosa» della quale è follemente innamorato, ovvero la musica.
Due anni fa, in un giorno come un altro, Giovanni Allevi si accorge di non riuscire ad allacciarsi una scarpa rimanendo in equilibrio su un piede solo. In quel momento l’artista realizza di aver perso l’equilibrio su tanti aspetti della vita, tra i quali anche la composizione musicale. «Così sono fuggito su un’isola dell’Atlantico, che tengo segreta, per comporre la musica raccolta in Equilibrium – spiega Allevi – In realtà il meglio l’ho sempre dato quando ho perso l’equilibrio. Per me non è uno stato di pace da raggiungere ma una condizione in movimento». Una bilancia instabile definisce, non a caso, anche il suo nuovo album. L’anima classica e quella rock si fondono nel suo Equilibrium, progetto che ha visto la partecipazione anche del virtuoso pianista americano Jeffrey Biegel.
Com’è andato l’Equilibrium Christmas Tour?
È stato un tour magico, molto caloroso, durante il quale mi sono ritrovato ad avvicinare vertiginosamente la gente, la platea, all’orchestra sinfonica, fino a far dirigere Mozart ad una persona scelta a caso tra il pubblico. Ho anche eseguito io stesso il mio concerto per flauto dolce e orchestra, con un flauto di plastica da 12 euro, quello delle medie, considerato il più umile degli strumenti. Ho portato sul palco con me giovani musicisti bravissimi, magari sconosciuti ai più… Insomma, sento agitarsi nel mio cuore uno spirito rivoluzionario, un impeto che mi fa prendere le distanze da quell’aspetto elitario e impagliato della musica classica, che vedo farsi sempre più lontano dalla realtà e dalle vere aspirazioni della gente.
Cosa significa per lei la parola equilibrio?
Ciò che davvero conta è perdere l’equilibrio, sbilanciarsi. I tempi sono maturi per uscire fuori dalla consuetudine ed iniziare a pensare in maniera diversa. Tornare a mettere al centro della cultura le persone che vivono oggi, i loro slanci, i loro sogni, il frutto della loro immaginazione. Ad esempio, nessuno ascolta i giovani, quello che hanno da dire, perché siamo portati a pensare che il passato sia la culla della magnificenza.
Nel suo libro L’equilibrio della lucertola perdere l’equilibrio diviene l’occasione per scoprire nuove verità…
Tante volte nella nostra vita siamo tentati di perdere l’equilibrio, ma subito torniamo nei nostri schemi abituali per paura del giudizio. Il libro ci aiuta a far pace con noi stessi, ad accettare i nostri squilibri, i momenti di follia. Non me lo sarei aspettato, ma c’è un popolo del tormento che si è riconosciuto nelle mie parole.
Com’è iniziata la sua storia d’amore con la musica?
Da sempre immagino la musica come una strega capricciosa, della quale sono follemente innamorato. Lei non ricambia le mie attenzioni, se non raramente, concedendomi una manciata di note, e nonostante ciò, le rivolgo una dedizione assoluta. Qualche volta mi fermo a pensare a cosa rappresenti davvero per me: qualcosa di misterioso, che custodisce il segreto del senso della mia vita e del mondo attorno a me; qualcosa verso cui progressivamente mi avvicino, senza mai possedere pienamente. Comporre musica è come scandagliare mondi sconosciuti, andare sempre più a fondo nel cuore dell’essere umano.
Chi è Giovanni Allevi oggi?
Non riesco a capirlo. Sarei una persona più che normale, eppure il sogno, l’immaginazione, l’intuizione spesso prendono sopravvento sulla mia lucidità. Di una cosa sono certo: pur essendo molto timido, voglio un bene dell’anima alla gente, e credo che questo si percepisca.



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