Templari, camminata per la fede a Verona
di Redazione | 29 Settembre 2018Si è svolta oggi per le vie di Verona la terza camminata silenziosa dell’associazione Templari Cattolici d’Italia che ha sede nel complesso della chiesa di San Fermo Maggiore.
Erano oltre 300 i “cavalieri” e le donne che, vestiti rispettivamente di bianco e di nero con croce patente rossa, hanno camminato per le vie del centro storico per dare una testimonianza di fede. Un gesto simbolico e silenzioso che ha avuto come punto di partenza e di arrivo la chiesa di San Fermo Maggiore guidata dal parroco don Maurizio Viviani. Alle 16 è partita la camminata che si è conclusa alle 18.15. Nel mezzo l’incontro con l’assessore comunale Edi Maria Neri, di fronte a Palazzo Barbieri, alla quale è stata consegnata una targa ricordo.
«C’è bisogno di silenzio e di rispetto, non di gesti eclatanti – spiega il presidente dell’associazione, il Magister Templi Mauro Ferretti -. Solo nel silenzio si può trovare Dio».
Ad accompagnarli nel cammino anche sei testimonianze di fede: le reliquie di una fibrilla della Santa Sindone, di Maria Maddalena, di San Francesco, di Santo Stefano, del Santo Sepolcro e della Santa Croce provenienti dalla Confraternita del Santissimo Sacramento e Croce di Senigaglia.

Il prossimo appuntamento è previsto il 3 ottobre alle 20.30, sempre nella chiesa di San Fermo, con Ivan Patuzzo, responsabile del Priorato di San Zeno (Verona e Trentino Alto Adige), per conoscere la spiritualità, le tradizioni, i valori, il carisma e le opere dei membri dell’associazione.
Nel frattempo, c’è ancora attesa per sapere i risultati del confronto dei campioni di dna prelevati dai resti del presunto Maestro Generale Arnau de Torroja, ritrovato in un sarcofago di San Fermo, e di Guillelm de Torroja, sepolto nella cattedrale di Tarragona. Se i due dna dovessero combaciare, si avrebbe a Verona la prima tomba esistente al mondo di un Gran Maestro dell’Ordine del Tempio. Ma, per adesso, dobbiamo aspettare. Come ha precisato Ferretti, «non è facile comparare campioni vecchi di 800 anni. Se l’Università di Harvard non dovesse riuscirci, ci rivolgeremo ad una università italiana».


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