L’università di Verona svela nuovi geni che causano la neoplasia
di Redazione | 28 Febbraio 2018La ricerca ha portato a scoprire come alcuni geni contribuiscano alla trasformazione tumorale che porta al melanoma
Sono stati tre anni di studio, esperimenti e ricerche (che proseguono tutt’ora) quelli dell’equipe veronese capitanata da Maria Teresa Valenti, biologa del dipartimento di Medicina, che hanno portato alla luce nuovi geni coinvolti nella progressione del Melanoma.
Il team è composto da Daniela Cecconi del dipartimento di Biotecnologie, Luca Dalle Carbonare del dipartimento di Medicina, Monica Mottes e Giovanni Malerba docenti del dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento e con altri collaboratori dell’università di Verona.
Dalla ricerca emerge che alcuni geni alterati contribuiscono alla trasformazione tumorale che porta al melanoma, in particolare si tratterebbe dei geni NMP1, PTGS3, PARK7, identificati dai ricercatori come responsabili della neoplasia. Essi aumentano la capacità di migrazione cellulare e di invadere i tessuti mentre la proteina SSBP1, che ha un ruolo protettivo per il gene oncosoppressore del melanoma (Tp53), risulta essere meno espressa nelle cellule tumorali.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Oncotarget e potrà aprire nuovi orizzonti a una terapia finalizzata a migliorare la prognosi nel melanoma.
L’incidenza del melanoma oggi. “Secondo gli ultimi dati di Epicentro – spiega Valenti – a livello mondiale, si stima che nell’ultimo decennio il melanoma cutaneo abbia raggiunto i 100 mila nuovi casi l’anno: un aumento di circa il 15% rispetto al decennio precedente. Una corretta diagnosi delle lesioni cutanee e un intervento chirurgico rappresentano un ottimo approccio terapeutico ma, se non si agisce tempestivamente, le cellule tumorali sfuggono ai sistemi di controllo, invadono i tessuti, penetrano i vasi sanguigni colonizzando atri distretti del corpo. Il carattere innovativo del nostro studio sta proprio nell’utilizzo di un approccio multidisciplinare che ci ha permesso di indagare mediante tecniche di biologia molecolare, cellulare, di proteomica, genetica e bioinformatica, i processi legati alla trasformazione neoplastica e ci consentirà di proseguire”.
“Il nostro studio, spiegano i ricercatori dell’Università di Verona, sta proseguendo con esperimenti su zebrafish (Danio rerio), nuovo modello animale utilizzato anche in ambito oncologico. È motivo di soddisfazione anche l’interesse manifestato da gruppi di ricerca di altri atenei che si sono resi disponibili a collaborare a questo progetto. Riteniamo infatti fondamentale la creazione di sinergie e la condivisione delle conoscenze finalizzate alla lotta contro il melanoma e, più in generale, contro il cancro”.
L’articolo è al link http://www.oncotarget.com/index.php?journal=oncotarget&page=article&op=view&path[]=23727


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