La pearà non è una questione privata
di Redazione | 14 Febbraio 2018C’è un elenco tutto speciale che tutela i piatti enogastronomici della nostra tavola. Sulla porta d’ingresso oppure su qualche vetro impolverato fermate l’occhio: se appare la targhetta del “Ristorante tipico di Verona”, siete capitati in una delle 14 attività, che, a colpi di piatti, difendono strenuamente il sapore scaligero.
Di Miryam Scandola
Sono sette i nuovi entrati nel novero degli araldi dell’ortodossia gastronomica veronese: si va dall’Osteria Dogana Vecia all’Osteria dal Cavaliere passando per la Locanda Ristori. Poi la Bottega del Vino, il Caffè Monte Baldo, Al Calmiere e il Ristorante Scaligero. Il Comune ha distribuito lo scorso 24 gennaio a queste sette anime del patrimonio culinario nostrano altrettanti contrassegni (che si aggiungono ai sette ristoranti già in elenco).
Tante le promesse in allegato alle targhe. I progetti comunali in cantiere prevedono la creazione di un sito tematico dedicato alla promozione e pure una rosa di eventi appositi. Fra questi, già a partire dalla prossima primavera, un calendario di appuntamenti con protagonista un prodotto tipico locale per ogni stagione, che gli esercenti potranno inserire nei loro menù, dando vitalità all’enogastronomia del territorio e, al contempo, promuovendo la creazione di percorsi turistici fortemente caratteristici. E allora, senza paura, via di pastissada, pearà, polenta e renga.
Sì, perché, tra l’altro, chi propone piatti della tradizione veronese paga meno tasse. Questo almeno, stando alla proposta di riforma del regolamento comunale che punta a premiare la devozione alla tradizione con la Tari scontata del 50 per cento.


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