Integrazione tra i banchi di scuola
di Redazione | 24 Maggio 2017Secondo Nicoletta Morbioli, dirigente, l’integrazione inizia tra i banchi della scuola.
di Alessandra Scolari

Ci ha provato la dirigente, Nicoletta Morbioli, che ha narrato la storia di un’integrazione vera avvenuta tra i banchi di scuola, ora selezionata nel concorso «Lingua Madre 2017» promosso dalla Regione Piemonte. Sarà inserita anche nell’omonimo volume che uscirà al prossimo Salone Internazionale del Libro di Torino.
La storia di Patricia raccontata da Nicoletta Morbioli, finita tra i Racconti di donne straniere in Italia- Lingua Madre 2017 e pronta ad essere premiata al Lingotto di Torino (lunedì 22 maggio 2017), inizia dal primo giorno di scuola di un’alunna e di una maestra.
Ora dirige il C.P.I.A. (Centro Provinciale Istruzione Adulti) di Verona, ma come ha cominciato?
Ho iniziato nel 1991, maestra di scuola elementare. Qui ho instaurato rapporti empatici con gli alunni: solo ascoltandoli è possibile intuire i loro talenti. Aiutarli a sviluppare le loro abilità è una sensazione impagabile. Mi sono laureata lavorando. Ho insegnato a Grezzana fino al 2007, anno in cui ho preso il ruolo di dirigente scolastica, scegliendo sempre la Valpantena: l’I.C. 16 Valpantena.
Gli allievi sono rimasti nel suo cuore. Può la scuola facilitare l’amicizia e l’integrazione?
Ricordo il nome di ogni mio alunno e quello degli studenti che hanno frequentato le scuole dell’I.C. Valpantena. Ho cercato di instaurare con ciascuno di loro un rapporto di scambio e di fiducia reciproca. Patricia è stata la mia prima alunna di origine ghanese e sì, sono convinta che la scuola possa facilitare l’amicizia e l’integrazione.
Come la chiamano i suoi nuovi studenti? Quali sono i loro obiettivi?
Gli studenti del CPIA sono di età (dai 16 anni in su) e nazionalità diverse. Mi chiamano “Preside” e mi piace perché evidenziano la valenza pedagogica-didattica del ruolo. Il CPIA offre l’opportunità agli adulti per riqualificarsi, rientrando nel sistema istruzione. Alcuni si prendono il titolo di studio o approfondiscono le lingue e l’informatica, altri recuperano la licenza media. Svolge anche un ruolo sociale, nell’alfabetizzazione degli stranieri e profughi.
In Legami indissolubili racconta di Patricia e del suo legame e quello dei compagni. Oggi è ancora possibile?
La famiglia di Patricia, fin da subito, ha cercato di essere parte attiva di Grezzana ed ha trovato una comunità accogliente: parrocchia, volontariato e istituzioni hanno fatto rete tra loro. Questa è la via che può portare all’integrazione.


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