Le magiche “due isole” di Fresu e Sollima incantano il Teatro Romano
di Redazione | 22 Giugno 2019“Two Islands” due isole raccontate secondo due diverse sensibilià -“lui più poetico, io più incazzato” nella parole di Giovanni Sollima al Teatro Romano , la sera del 20 giugno, Giornata mondiale del rifugiato.
“Il nostro progetto si chiama Two Islands perchè mette insieme due culture, vicine e lontane per certi versi, del Mediterraneo, quella della Sicilia di Giovanni e quella della Sardegna per il sottoscritto. I brani di stasera sono stati scritti da tutti e due per raccontare i nostri pensieri e i nostri sentimenti attorno a queste due isole” ha spiegato Paolo Fresu in apertura.
Un incontro, quella tra le due colonne portanti della musica senza confini, incoraggiato dall’Orchestra da Camera di Perugia che ha portato a Verona Jazz i colori e la fisicità delle composizioni dei due musicisti.
Ellis Island, secondo brano in scaletta dopo l’apertira affidata al trombettista e fluicornista sardo, dedicato appunto ai rifugiati. “Sono 70 milioni i rifugiati in tutto il mondo che vanno via dall aguerra e dalle violenze” ha ricordato Fresu.
“Federico II” composto ancora da Sollima e da lui definito un brano “controverso per un personaggio controverso” , ha visto un trascinante clapping di sapere siciliano da parte di tutta l’orchestra.
Due approcci diversi alle storie che affollano la poetica dei due musicisti, più biografico quello del compositore di “Aquilarco“, letterario – ispirato ai lavori dello scrittore Sergio Atzeni, prematuramente scomparso – quello di Fresu.
E poi “Iscali” dedicato ad una stupenda grotta in Sardegna, e “Hadas” che ha tradotto in suoni una terra selvaggia e libera , pregna di suggestioni. Sollima racconta le storie che hanno portato alla scrittura o la scoperta dei pezzi che ha eseguito – come la pagina della Cantata di Domenico Scarlattti da lui ricostruita, dopo il fortunoso recupero della partitura incompleta ad opera del padre pianista poco dopo la fine della seconda guerrra mondiale.
Infine “Duo“, in cui violoncello e flicorno sono diventati protagonisti assoluti della cavea, le vellutate luci blu hanno incorniciato i virtuosisitici passaggi dell’arco e del fiato effettato. Sperimentazione, come solo la conoscenza del corpo del suono e delle proprie radici può rendere solida.
I generosi encorse a chiusura di una serata magica che conferma il talento e l’intelligenza di due musicisti oltre le etichette del genere musicale.


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