Sulla cima di Verona: la Torre dei Lamberti

di Redazione | 23 Settembre 2021
Un progetto lungo ottocento anni (la prima pietra fu posata nel 1172 d.C.), voluto da una famiglia le cui tracce si sono perse nel tempo e di cui poco o nulla si riesce a sapere, se non per le sue origini toscane e l'appartenenza politica alla fazione dei ghibellini (per intenderci, quelli che stavano dalla…

Un progetto lungo ottocento anni (la prima pietra fu posata nel 1172 d.C.), voluto da una famiglia le cui tracce si sono perse nel tempo e di cui poco o nulla si riesce a sapere, se non per le sue origini toscane e l’appartenenza politica alla fazione dei ghibellini (per intenderci, quelli che stavano dalla parte dell’Imperatore e che al Papa chiedevano di occuparsi solo del suo core business religioso). Rovesci politici, leggasi al verbo “esiliare”, che la portarono a stabilirsi a Verona per un certo periodo di tempo.

La Torre è giunta alle altezze odierne dopo vari interventi nel corso dei secoli (tra questi, anche la sistemazione della cima abbattuta da un fulmine nel Quattrocento) e sulla sua sommità si trova la cella campanaria dotata di quattro campane. Il Rengo (la campana maggiore) serviva per convocare l’Arengo, ovvero il Consiglio Comunale; la Marangona scandiva le ore regolando la vita cittadina e avvisava in caso di pericoli o incendi. A fine Settecento ne comparvero due più piccole: la campana delle Ore e la Rabbiosa.

Nel Trecento, nella Torre, vivevano i campanari che fungevano anche da custodi, vedette e carcerieri. A loro erano concessi privilegi come un buon stipendio e l’esenzione dal pagamento delle tasse: per l’epoca, era un’occupazione niente male. Le campane si resero celebri anche per episodi storici molto importanti per la nostra città: dettero infatti il via alle celebri Pasque Veronesi e segnalarono, il 4 novembre del 1918, l’armistizio con l’Austria informando i veronesi della fine della Prima guerra mondiale.