Murart, un collettivo urbano che lascia il segno
di Redazione | 14 Settembre 2021Un’opera semplice, nata da oggetti di arte povera, che vuole simboleggiare, al contempo, la presenza armonica dell’essere umano con la Natura. L’iniziativa “Muroart”, aperta a tutta la cittadinanza, è proposta ogni lunedì sera, dalle 19 alle 22, al Bastione di San Bernardino.
«Il Collettivo Urbano Murart nasce da un’idea di Davide Bonamini – spiega Simonetta Conti, fra le ideatrici del progetto – dal desiderio artistico di creare delle opere non istituzionalizzate, non inserite in un contesto storico preciso. Desideravamo che nascesse in maniera spontanea, attraverso il contributo di chiunque volesse partecipare, senza giudizi e senza avere una storia artistica alle spalle».

Lo spazio è destinato a «esposizioni, laboratori, all’insegna della multidisciplinarietà» – si legge nella loro presentazione – «per promuovere le arti visive e incentivare anche le altre espressioni artistiche. Un’opportunità per sperimentare un percorso creativo, anche non tradizionale, attraverso il dialogo con sè stessi e con l’altro».
Prosegue Conti: «Abbiamo scelto di realizzare un fungo perché è un elemento che ha una struttura molto semplice da concretizzare con dei cucchiai di legno. Il fungo è poi anche un’immagine ideale, perché nasce spontaneamente nei boschi: anche la nostra opera simboleggia qualcosa di spontaneo, nato e cresciuto in breve tempo. Si tratta di una creazione che riteniamo si sposi bene nel paesaggio ed evochi, attraverso la materia prima, il legno, la Natura stessa».
«L’idea di realizzare un fungo è un richiamo a un’associazione che avevo fondato con Francesco Lanciai, che partecipa anche a Muroart – aggiunge Davide Bonamini, coordinatore del progetto – chiamata “Animalhouse”. Obiettivo di quest’ultima era dare vita a forme nuove attraverso la ripetizione di un oggetto “banale”, proprio come avviene con la Pop Art che, dato un oggetto, lo decontestualizza attraverso un’altra prospettiva».
«Lo scopo del gruppo è dimostrare di aver saputo realizzare un’opera grazie alla collaborazione di più persone, con l’aspirazione, inoltre, di allargare questo esperimento esplorando nuovi orizzonti, instaurando nuove collaborazioni, cosicché ci siano sempre nuovi stimoli creativi» aggiunge Lanciani. «Niente di ciò che produciamo viene sprecato, ma anzi si armonizza con la natura» prosegue l’artista Mirko Visentin.
«Vorremmo che le nostre opere fossero come “i segni della presenza umana all’interno delle caverne” – conclude Bonamini -; come cittadini urbani vogliamo lasciare una traccia, un segno della nostra presenza e della nostra attività. Auspichiamo di trovare presto nuovi luoghi e persone che vogliano aggregarsi al nostro movimento».



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