Fatiche e traguardi di una Ironwoman
di Redazione | 3 Ottobre 2020di Matteo Lerco
Protagonista della Nazionale Azzurra Juniores ed Elite nelle competizioni di maggior rilievo globale dal 1994 al 2000, Francesca, laureata in scienze politiche e psicologia, dopo una pausa concisa con due gravidanze ha deciso di confrontarsi con le lunghe distanze, trionfando ad un Ironman a Boulder in Colorado nel 2015. Il suo bagaglio umano e sportivo si è ulteriormente arricchito nel 2018, annata in cui si è reinventata guida per l’atleta non vedente Anna Barbaro, con la quale ha conquistato tre medaglie di bronzo nel circuito di Coppa del Mondo. Il desiderio di mettere su carta la sua visione dello sport affonda le radici anche e soprattutto in questo ricco background.
«A fine carriera mi è piaciuto incidere nero su bianco, con alcune foto a colori, le mie competenze in questa bellissima disciplina – commenta – nel libro non si parla solo di me, ma si fa una cronistoria delle tappe salienti della nascita del Triathlon dagli Stati Uniti all’Italia, si danno consigli sulla fase specifica dell’allenamento di preparazione alle competizione, si delineano brevemente i contorni del Paratriathlon e si parla, non da ultimo, dell’importanza dell’ascolto empatico tra allenatore ed atleta. Completa l’opera una raccolta di racconti emozionali di alcuni personaggi che hanno assunto un ruolo primario nello sviluppo identitario di questo movimento». Con il passare delle stagioni, il Triathlon si sta vestendo sempre più di rosa.
«Ho fondato nel 2012, insieme ad alcune compagne di allenamento, la prima squadra unicamente femminile di Triathlon nel mondo. L’idea è sorta per colmare quei deficit di prestazione che talvolta fungono da deterrente per le donne che intendono intraprendere uno sport considerato prettamente maschile nella nostra società. “Woman Triathlon Italia” è un progetto che si propone dunque di abbattere barriere ideologiche, abbracciano tutte coloro che desiderino addentrarsi nel nostro fantastico universo».


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