Piano Folin, una riqualificazione a porte chiuse secondo Bertucco
di Redazione | 5 Gennaio 2019Dalle ex sedi di Unicredit di via Garibaldi a Palazzo Franco Cattarinetti di via Rosa passando per Castel San Pietro. Sono sette i poli immobiliari che rinasceranno. Palazzi storici di grandi superfici (per un totale di 90 mila mq) che, cambiando volto, trasformeranno anche di molto i lineamenti del centro storico. Appartengono tutti a Fondazione Cariverona che, di concerto con il Comune, li vorrebbe far diventare, (per la maggior parte) alberghi, centri benessere di lusso e spazi congressuali. Il consigliere Bertucco è critico: “Una proposta che guarda più a mettere a reddito gli immobili che a riqualificare la città”.
Nelle 230 pagine dello Studio sulla valorizzazione economica e sociale di alcuni immobili situati nel centro storico di Verona di Fondazione Cariverona, si parla di alberghi, centri benessere di lusso, ristoranti. Molti dei Palazzi, svuotati di scopo dopo il trasferimento delle attività bancarie nella nuova sede di Viale dell’Agricoltura, però, dovrebbero cambiare destinazione d’uso per avviarsi verso un futuro nel settore dell’accoglienza e dell’enogastronomia. Il masterplan dell’ex rettore IUAV Folin che si pone come antidoto all’horror vacui di un centro dal turismo povero, non risponde, secondo Michele Bertucco, al problema dello spopolamento del centro storico, anzi ne incrementa la portata. “Attirerà migliaia e migliaia di clienti, preferibilmente di alto bordo, in un contesto già problematico per la viabilità, per la convivenza tra residenti e attività economiche e per la sopravvivenza stessa di queste ultime”, spiega il consigliere di Verona e Sinistra in Comune.

L’obiettivo del Piano, presentato lo scorso dicembre, con tanto di protocollo d’Intesa con il Comune, ribadito nelle premesse del documento, è contribuire a ricentralizzare il centro storico da tempo vittima di una dispersione emorragica delle attività commerciali e di un fuggi-fuggi dei residenti. La critica mossa dal consigliere, che riconosce comunque la bontà di un importante investimento volto a risvegliare zone ormai addormentate nel torpore urbanistico, è che la riqualificazione avvenga, di fatto, a porte chiuse. E di certo lo sarà se, come sembra, l’amministrazione per approvare la trasformazione turistica e commerciale ricorrerà allo Sblocca Italia. “Il dibattito si ridurrebbe ad una sola seduta comunale, evitando il confronto con la città”.
Una riflessione di peso andrebbe fatta su molti aspetti: dal capitolo parcheggi che rimane un nodo vagheggiato ma non risolto del progetto (si pensa, addirittura, alla realizzazione di un tunnel sotterraneo con entrata da via Garibaldi 1 e uscita in via San Mamaso), ai nuovi spazi congressuali ipotizzati e potenzialmente concorrenziali alla Gran Guardia. La cosiddetta “City Hub” polifunzionale (oltre alla convegnistica nel progetto figurano anche spazi enogastronomici, accoglienza di lusso e centri benessere) dovrebbe prendere casa negli ex palazzi Unicredit di via Garibaldi 1 e 2 e a palazzo Franco-Cattarinetti, in via Rosa: una gigantesca riconversione urbana che chiede risposte in termini di viabilità per i residenti. La destinazione enogastronomica interesserà anche Palazzo Forti, Palazzo Capitanio e Castel San Pietro (su queste tre strutture pende l’ipotesi di un “Lab Urbs, ovvero uno spazio di cultura per mostrare passato, presente e futuro di Verona). Il Monte della Pietà è l’unico palazzo a vedere destinazioni diverse: solo coworking e residenziale. “La morale – conclude il consigliere – è che il Piano Folin abbozza delle destinazioni che non disegnano un futuro per il centro storico ma sanciscono solo che i gestori di questi sette immobili avranno mano libera nell’individuare le destinazioni più redditizie“.
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