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A Verona cresce la biblioterapia: i libri che diventano “cura”

di Erika Prandi | 25 Novembre 2025

A Verona la biblioterapia non vuole essere solo una sperimentazione per pochi, ma una pratica strutturata che unisce mondo sanitario e umanistico. Lo raccontano Federica Formiga e Marco Dalla Valle, rispettivamente direttore e coordinatore didattico del primo master in Italia sulla biblioterapia che ha come obiettivo la formazione di professionisti in grado di utilizzare la letteratura come strumento per giungere al benessere individuale. «Per la prima volta – spiega Formiga – abbiamo messo insieme sistema sanitario e biblioterapia in un convegno dedicato. Esistono esperienze in Italia, ma quasi sempre isolate. Ora possiamo dire che a Verona si lavora da 15 anni in modo continuativo».

Dalla Valle, infermiere in ospedale per quasi trent’anni, ha portato i libri accanto ai pazienti ben prima che il tema diventasse di moda. «Mi chiedevo perché i libri facessero bene a me e non potessero aiutare anche i miei pazienti. Ho iniziato a studiare, ho preso due lauree e scritto una tesi sulla biblioterapia. Dal 2010 al 2020 l’ho praticata in ospedale e fuori». Oggi insegna all’Università di Verona e conduce gruppi di biblioterapia dello sviluppo in tutta Italia.

Ma cos’è davvero la biblioterapia? «Non è lettura ad alta voce, non è un gruppo di lettura tradizionale – chiarisce Formiga –. Serve un facilitatore, il biblioterapeuta, che sceglie testi adatti a un gruppo o a una persona, per stimolare dialogo, consapevolezza e benessere». Romanzi, racconti, graphic novel, perfino fotografie o proverbi: tutto può diventare “strumento narrativo”.

La biblioterapia si divide in due rami. Quella clinica, utilizzata da psicologi e medici, lavora sulla parte “malata” della persona. Quella dello sviluppo, praticata da educatori, insegnanti e bibliotecari, si concentra invece sulla parte sana, potenziando capacità e life skills. «Lavoriamo spesso in piccoli gruppi – racconta Dalla Valle –. Il libro è un mezzo, non il fine. L’obiettivo è aiutare ognuno a esprimersi e a confrontarsi».

I risultati, anche in contesti fragili, sono sorprendenti. Dalla Valle ha portato l’esempio di una studentessa del master che ha praticato la biblioterapia in una RSA. Grazie a un testo legato alle lingue straniere, un’anziana signora – un’ex docente – si è “illuminata”, raccontando aspetti della sua vita che nessuno conosceva. «Per la prima volta si è sentita vista», ha riferito la studentessa.

L’Università di Verona oggi lavora per misurare scientificamente gli effetti della biblioterapia. «Non è semplice – spiegano –, perché i modelli sono pochi e la ricerca è ancora giovane». Quel che è certo è che l’Università, con il suo centro di ricerca interdipartimentale Biblioterapia e Shared Reading. I libri per il benessere, sta facendo scuola per molte realtà, anche fuori dall’Italia.

Il futuro? Attivare a Verona protocolli d’intesa per portare la biblioterapia nelle scuole, nelle biblioteche, nelle strutture socio-sanitarie e ovunque ci sia la volontà. «È uno strumento di cura ma anche di prevenzione – ricordano Formiga e Dalla Valle –. Favorisce dialogo, benessere, partecipazione. Ed è un modo semplice e umano per far sentire le persone meno sole».