Rudy Rotta, l’Italia musicale è in debito con te

di Redazione | 4 Luglio 2017
Morto ieri a soli 66 anni, dopo una breve malattia, il bluesman di origini italo-svizzere (veronese di adozione) a cui l’Italia musicale intera dovrebbe essere riconoscente. Faceva parte di quegli artisti sempre più rari, veri e veraci che ancor prima di decantare la propria bravura musicale e le proprie capacità tecniche lasciava che fosse lo…

Morto ieri a soli 66 anni, dopo una breve malattia, il bluesman di origini italo-svizzere (veronese di adozione) a cui l’Italia musicale intera dovrebbe essere riconoscente.

Faceva parte di quegli artisti sempre più rari, veri e veraci che ancor prima di decantare la propria bravura musicale e le proprie capacità tecniche lasciava che fosse lo strumento, nel suo caso la chitarra, a parlare.
Fuori dalle regole, fuori dagli schemi, tremendamente capace di arrivare all’anima delle persone attraverso quelle note blues cariche di sentimento, di partecipazione, di emozione, e quella voce dal tono inconfondibilmente graffiante.
Rudy Rotta, morto ieri a soli 66 anni dopo una breve malattia, lascia un vuoto incolmabile in tutti  coloro che ancora, e per fortuna, considerano la musica come una forma d’arte e non un fatto di costume o di tendenza.
Famosissimo all’estero (celebre la partecipazione al Festival Jazz di Montreux nel 1993 in veste di ospite assieme a B.B. King), meno osannato in Italia.
«Suono prevalentemente all’estero, ho un rapporto di odio e amore con l’Italia. Suonerei molto più volentieri in Italia, ma mancano i presupposti – confidò lo stesso bluesman in una recente intervista per una testata musicale online – Fuori dai confini nazionali ho trovato una forma di rispetto maggiore nei confronti degli artisti. Nel nostro paese si dà troppa importanza ai tormentoni musicali, tutti uguali, ripetitivi, senza anima, con declinazioni fortemente commerciali. Per fortuna essere famosi non significa essere necessariamente bravi, ed essere sconosciuti non vuol dire non essere capaci».
Rotta ha collaborato con molti musicisti di calibro internazionale, tra cui Allman Brothers (alla House of Blues di New Orleans), John Mayall, Brian Auger, con il quale ha effettuato diversi tour in Italia, solo per cirtarne alcuni, e nella discografia ha avuto come ospiti anche John Mayall & the Bluesbreakers, Robben Ford, Peter Green, Luther Allison.
Tra gli artisti che Rudy Rotta considerava come punti di riferimento, e che consigliava ai giovani che si volevano avvicinare alla musica di qualità, sicuramente i Beatles, Jimi Hendrix (di cui rimase folgorato all’età di 14 anni), Frank Zappa, King Crimson, Jethro Tull per citarne alcuni.
Recentemente The Australian Blues Magazine l’aveva definito «molto probabilmente il miglior chitarrista che l’Europa ha da offrire in ambito blues».
«Nella musica va ricercato il significato dell’emozione del momento, non l’esaltazione della perfezione che va, a mio avviso, a discapito del feeling».
I funerali di Rudy Rotta saranno celebrati giovedì 6 luglio alle ore 15,30 presso la chiesa parrocchiale di San Pietro In Cariano, in provincia di Verona.
 
Rudy Rotta in una delle sue esibizioni