Grezzana e il suo Vajo del Paradiso
di Redazione | 30 Aprile 2019È primavera, tempo di passeggiate e gite fuori porta. Uno dei sentieri, a soli 12 chilometri dalla città, più ambiti e amati dagli esperti per la sua biodiversità, la flora e la fauna è quello del Vaio del Paradiso, per il verde lussureggiante e i panorami mozzafiato. La domanda sorge spontanea: quando diventerà parco comunale? In particolare i sentieri, se riqualificati ed attrezzati, potrebbero avere un forte richiamo turistico. Il comune di Grezzana nel Pat, Piano di Assetto Territoriale del 2011, considerata la biodiversità, la flora e la fauna, lo ha riservato «per la formazione di un parco di interesse comunale».
Un patrimonio che non dovrebbe essere per “soli esperti”. Anzi bisognerebbe riqualificare anche i sentieri tracciati dai minatori – quello che scendeva da Cerro e attraversava Vaj e Molini; quello che proveniva dal Vajo della Lavandaia di Azzago e l’altro da Lumiago; il sentiero che arriva fino a Romagnano e, a Nord, quello dei Busoni di Rosaro. Oggi in parte chiusi, potrebbero diventare percorsi per passeggiate in bici o a cavallo.
Ritornando al sentiero del Vajo del Paradiso, (un tempo strada di transito per tutte le persone a piedi che da Azzago, Romagnano, Cerro e Rosaro erano dirette a Grezzana e Verona, ndr) il più interessante anche sotto il profilo geologico per le sue testimonianze. All’inizio salendo si incontra un ruscello che scorre su pietra lucidissima, dove confluivano le acque dei monti Santa Viola, Castello e Tregnaghi; l’acqua poi scendeva nel Rio la Canossa e si gettava nel Progno – Torrente Valpantena, nel centro storico del paese. Lo sguardo si ferma subito dopo sul tempietto dedicato a Santa Barbara, protettrice dei minatori.
Come è noto, il Vajo del Paradiso è un canalone ripido, inserito tra contrafforti di pareti rocciose, e nel tratto più alto è costellato di rifugi/cavità nella roccia, luoghi di riparo in tempi remoti dell’uomo paleolitico, di eremiti nel medioevo, mentre dal 1819 al 1949 è diventato la miniera di carbone denominata “Duca d’Aosta”, dal nome del vice re d’Etiopia morto prigioniero in Kenia. Qui vi si estraeva, in particolare, lignite lungo gallerie estese su una superficie di 25mila metri. Ai cunicoli aperti sono stati dati tutti nomi di una battaglia africana: Bengasi, Tripoli, Ascianghi, Adua, Tobruk, Giarabub, attualmente riposano seminascosti dalla vegetazione.

Oggi il Vajo del Paradiso è un’oasi naturalistica di straordinaria bellezza. Recita il Pat (2011), «una zona che – per la sua collocazione nell’ambito delle estreme pendici meridionali dei Monti Lessini, per la sua localizzazione e limitata alterazione antropica, per i valori ambientali e storico testimoniali che la caratterizzano – costituisce elemento centrale del progetto di tutela e di riequilibrio dell’ecosistema comunale e costituisce l’ambito preferenziale per l’istituzione di un parco e/o riserva naturale di interesse comunale».
Va sottolineato che il Vajo del Paradiso, nel suo insieme, è proprietà privata. Tuttavia esiste una legge regionale che consente di considerare questi sentieri panoramici «pubblici» o «ad uso pubblico», quindi fruibili da tutti. Ovviamente bisognerebbe seguire le procedure per classificarli così. In questo modo per la loro riqualificazione si potrebbe intervenire con finanziamenti pubblici (oltre che privati).
Per «riqualificazione», oltre al disboscamento, intendiamo dotare il sentiero di idonee passerelle (in legno) e corrimani sul ruscello e nei punti più critici. In altri termini mettere in sicurezza il sentiero, attrezzarlo sullo stile dei percorsi didattici o salutistici. L’ex sindaco del comune di Grezzana, Novello Bertagnoli, aveva proposto di «attrezzare anche alcuni tratti delle gallerie per visite guidate, dei ragazzi delle medie con gli speleologi».
Il Vajo del Paradiso potrebbe diventare così il fiore all’occhiello delle gite domenicali delle famiglie, con risvolti positivi anche sulle attività (bar/ristorazione) del paese. Per capire l’apprezzamento degli esperti in relazione a questo sentiero, basta scorrere alcune pagine Facebook, traspare emozione e commozione.


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