I pass sanitari per viaggiare esistevano anche nel Settecento: ecco com’erano a Verona
di Redazione | 20 Maggio 2021Si parla tanto in questi giorni di certificati verdi digitali per viaggiare all’interno dell’Europa. Con un salto indietro di oltre tre secoli, Piermario Vescovo, direttore artistico del Teatro Stabile di Verona, grande studioso del teatro dell’età moderna, ci riporta nella Verona d’inizio Settecento, alla necessità di avere dei pass per viaggiare. Dei pass che avevano una bella e rassicurante immagine, quella di San Zeno.
«Dopo qualche settimana – dice Piermario Vescovo – dalla riapertura dei teatri e dei luoghi di spettacolo, tra norme di sicurezza e attese, e nel giorno di San Zeno, ci sembra di buon augurio parlare di questo patentino riemerso dall’Archivio di Stato di Dresda. A trovarlo è stata Tatiana Korneeva nel corso di una ricerca dedicata al teatro italiano di Sassonia nel XVIII secolo. Tomaso e Caterina Ristori, attori di professione, sono il padre e la madre di Giovanni Alberto, celebre musicista che opera a Dresda dal 1715. Tommaso e Caterina partono da Verona per la Sassonia. Lui ha cinquantaquattro anni, la sua statura viene definita “ordinaria” e per il colore dei capelli si registra “perrucca”. Caterina (che era appena quindicenne quando partorì Giovanni Alberto) di anni ne ha trentotto e il figlio Mario diciotto. I provveditori alla Sanità di Verona, rilasciando il certificato che permette loro di viaggiare in Europa, sottolineano – conclude Vescovo – che “si partono da questa Magnifica Città (per l’Iddio grazia) libera d’ogni sospetto di mal contagioso”».


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