i bambini stanno scomparendo

Ma dove sono finiti i bambini?

di Sara Avesani | 21 Aprile 2026

C’è qualcosa che sta cambiando sotto i nostri occhi, quasi senza che ce ne accorgiamo: i bambini stanno scomparendo dalla nostra vita quotidiana.

Qualche giorno fa un’amica più giovane mi ha detto che, tra molti suoi coetanei, è quasi un dato acquisito: i bambini “danno fastidio”. Non sempre lo si dice apertamente, ma il mondo che stiamo costruendo sembra confermarlo. Ristoranti e alberghi “children free” o meglio “adults only”, cortili dove non si può giocare, piazze silenziose come biblioteche. I più piccoli finiscono spesso confinati nelle “aree bambini, dove possono fare rumore senza disturbare i grandi.

Non è soltanto una questione di natalità. È proprio la presenza dei bambini a rarefarsi nel paesaggio sociale: nei condomini, nelle famiglie allargate, nei luoghi pubblici. E quando compaiono, sembrano quasi fuori posto. Eppure, i bambini sono vita. Sono energia, stupore, domande inattese. Ricordano agli adulti che il mondo non è fatto solo di scadenze, traffico e notifiche. Un tempo bastava che un bambino si avvicinasse perché anche il più burbero degli adulti cambiasse espressione. Il vicino taciturno, il signore sempre serio al bar, l’anziana severa: tutti, davanti ad un neonato che ti stringe forte il dito o ad un sorriso sdentato, si scioglievano in un momento di totale dolcezza. Era, ed è, una reazione naturale, quasi istintiva. Oggi accade però più spesso il contrario. Un bambino passa accanto e molti adulti tirano dritto. Come se quella presenza fosse un dettaglio irrilevante, o peggio una piccola interferenza. Forse il problema non è soltanto che nascono meno bambini. È che stiamo perdendo l’abitudine a stare accanto a loro. E con questa distanza rischiamo di smarrire anche qualcosa di essenziale: la capacità di prenderci cura. Premura, attenzione, tenerezza non nascono nei manuali di educazione civica. Crescono nel contatto con i più piccoli e nel rispettarli come persone. Per questo oggi non servono solo politiche che sostengano la genitorialità o le famiglie. Serve anche qualcosa di più semplice e più difficile allo stesso tempo: tornare a guardare i bambini. Non come un qualcosa da gestire, ma come una presenza che ci ricorda – ogni giorno – cosa significa essere umani.