Esistere e resistere per la comunità: le nuove sfide delle Pro Loco
di Laura Pellegrini | 4 Aprile 2026Le sagre e le feste popolari che si tengono ogni anno sul territorio veronese rappresentano molto più di semplici occasioni di incontro: sono veri e propri motori culturali, sociali ed economici che raccontano l’identità delle comunità locali e ne sostengono il tessuto produttivo.
Al centro di queste manifestazioni ci sono le Pro Loco, associazioni di volontariato nate con l’obiettivo di promuovere il territorio, la cultura locale e il turismo. Le loro attività spaziano dall’organizzazione di sagre e manifestazioni gastronomiche alla gestione di eventi culturali, iniziative turistiche e progetti di valorizzazione ambientale.
Il sistema delle Pro Loco nel veronese
Il fenomeno delle Pro Loco è particolarmente radicato su tutto il territorio regionale: secondo i dati dell’UNPLI Veneto, la rete regionale conta oltre 563 associazioni attive, con migliaia di volontari impegnati nella promozione dei territori. Nella provincia di Verona risultano iscritte all’albo regionale 84 Pro Loco sparse nei diversi comuni e organizzate in consorzi, tra i quali Lessinia, Valpolicella, Baldo-Garda, Basso Veronese e Verona Est. Queste associazioni sono coordinate dal Comitato provinciale UNPLI Verona, che opera per supportare le attività locali, promuovere iniziative comuni e facilitare la collaborazione tra le diverse realtà territoriali.

Le Pro Loco sono associazioni senza scopo di lucro fondate sul volontariato. I soci sono quindi cittadini, operatori locali e appassionati del territorio che si impegnano nell’organizzazione di sagre, feste e manifestazioni gastronomiche, nella promozione turistica del territorio, nella valorizzazione dei prodotti tipici locali e nella gestione di iniziative culturali e ricreative. Molte Pro Loco collaborano anche con amministrazioni comunali, parrocchie e associazioni sportive per organizzare eventi che coinvolgono l’intera comunità.
Nel Consorzio Lessinia operano una decina di Pro Loco legate a comuni dell’area montana e collinare, con forte vocazione per eventi legati alle tradizioni rurali, feste popolari e valorizzazione di prodotti tipici locali. Il consorzio riunisce diverse associazioni, tra cui Bosco Chiesanuova, Cerro Veronese, Erbezzo, Grezzana, Roverè Veronese e Selva di Progno.

Il Consorzio Pro Loco Verona Est riunisce, invece, 27 Pro Loco, impegnate nella pianificazione di un calendario ricco di sagre, eventi enogastronomici e iniziative culturali. Tra le più note ci sono le Pro Loco di Soave, Illasi, Monteforte d’Alpone, San Bonifacio, Colognola ai Colli e Tregnago.

Nuove sfide fiscali e burocratiche
Negli ultimi mesi il mondo delle Pro Loco si è trovato ad affrontare una nuova sfida: la riforma fiscale legata al Codice del Terzo Settore ha introdotto criteri più precisi per distinguere le attività “commerciali” da quelle “non commerciali”. Tra i punti più discussi c’è la soglia degli 85.000 euro di ricavi commerciali: oltre questo limite, infatti, le associazioni rischiano di essere assimilate ad attività d’impresa con un aumento degli adempimenti fiscali e contabili.

Proprio su questo tema si concentra la preoccupazione del mondo delle Pro Loco. Come evidenziato dalla presidente dell’UNPLI Verona, Bruna De Agostini, il rischio è quello di snaturare la natura stessa di queste realtà: «Non siamo imprese, ma associazioni di volontariato che operano per il bene della comunità». La nuova normativa, infatti, introduce criteri che secondo molte associazioni rischiano di complicare l’organizzazione degli eventi, soprattutto quelli di dimensioni più rilevanti. «Se veniamo trattati come attività commerciali – sottolinea De Agostini – si rischia di mettere in difficoltà un sistema che si regge sul volontariato e che ha sempre reinvestito le proprie risorse nel territorio».

«Le nuove norme hanno introdotto maggiori adempimenti fiscali e contabili – sottolinea Roberto Bicego,
presidente del Consorzio Lessinia -. Per molte Pro Loco questo significa dover gestire procedure più complesse e sostenere costi aggiuntivi per consulenze e gestione amministrativa».
«Oggi le Pro Loco sono di fatto equiparate agli enti commerciali, ma senza avere continuità di esercizio né margini sufficienti per coprire tutti i costi», spiega il presidente del Consorzio Pro Loco Verona Est Paolo De Mattia.

A queste criticità si aggiungono anche difficoltà economiche sempre più evidenti. «Negli ultimi anni abbiamo registrato un forte aumento dei costi per forniture, strutture e servizi necessari all’organizzazione degli eventi – evidenzia Paolo De Mattia -. Le entrate dipendono soprattutto dalla partecipazione dei visitatori, ma questa è legata al potere d’acquisto delle famiglie e anche alle condizioni climatiche».
L’impatto economico e sociale delle sagre
Le manifestazioni hanno un importante valore culturale e tradizionale, ma anche un significativo impatto economico: generano indotto per ristoratori, produttori agricoli, aziende vitivinicole e operatori turistici. Spesso i proventi delle feste vengono reinvestiti nella comunità, sostenendo attività sociali, iniziative culturali e progetti locali. È proprio questo aspetto che, secondo il mondo delle Pro Loco, andrebbe maggiormente tutelato. «Le risorse che derivano dalle sagre non vengono distribuite, ma restano sul territorio», evidenzia ancora Bruna De Agostini.
Secondo studi nazionali citati dall’UNPLI, il sistema delle Pro Loco in Italia genera un valore economico complessivo stimato tra 3 e 4 miliardi di euro all’anno tra eventi, turismo e promozione territoriale.
In aree montane come la Lessinia, questo valore si traduce anche in opportunità per il territorio. Tuttavia, le prospettive restano legate alla capacità di adattamento: «Le Pro Loco dovranno affrontare nuove sfide legate alla sostenibilità economica e alla crescente complessità burocratica», osserva Roberto Bicego. «Sarà fondamentale rafforzare la collaborazione con enti locali e favorire il ricambio generazionale, per continuare a promuovere cultura, turismo e tradizioni».
Guardando al futuro, però, non mancano le preoccupazioni. «Se non si riuscirà ad alleggerire il carico economico e gestionale delle manifestazioni, si rischia la chiusura di molte Pro Loco – avverte Paolo De Mattia -. Verrebbero sostituite da realtà commerciali, con il rischio di perdere la partecipazione attiva dei cittadini e l’autenticità delle tradizioni locali».


In Evidenza
A Verona nasce “All Inclusive”, per diffondere la cultura dell’accessibilità

La cappellina del Monte della Croce: il cuore silenzioso di Cerro

Silvano Pedron: «Chi soffre di Alzheimer va aiutato, non isolato»

Araki e “Le bizzarre avventure di JoJo” in mostra a Venezia

Riconoscere la violenza di genere: al via un corso per operatori del benessere

Plogging Day: dal 18 al 22 aprile la mobilitazione globale di Plastic Free

Moreno Argentin: «Dove non arrivavo con la forza, arrivavo con la testa»

I BTS live in concerto nei cinema del Veneto

Il 1982, l’anno degli extraterrestri al cinema: E.T. e La Cosa




