Berretto di lana: storia, stile e spirito olimpico
di Sara Avesani | 21 Febbraio 2026Il berretto di lana non è solo un accessorio per il freddo: è un simbolo di storia e personalità. Dalla Preistoria ai Greci e Romani, fino al berretto frigio (quello di Grande Puffo per intendersi), ogni copricapo racconta chi lo indossa. Nel Rinascimento italiano diventa moda e status, mentre nel Cinquecento evolve in tocco, morbido e riconoscibile dal bordo sollevato. In questo periodo marinai e pescatori lo adottano per resistere all’acqua. Nel XIX secolo Jacques-Yves Cousteau lo rende definitivamente iconico: il suo berretto rosso omaggia i galeotti di Tolone, che indossavano invece il blu per distinguersi dagli altri marinai. Quei galeotti venivano impiegati come cavie per i primi scafandri e come manodopera gratuita nei sottomarini.
Dietro al berretto, quindi, c’è coraggio, identità e sacrificio. Nel Novecento il berretto conquista gli studenti americani e diventa segno distintivo di ribellione per beatnik, adolescenti ribelli e hippie. Se, nel Seicento e Settecento, era la cuffia da notte delle aristocratiche, oggi approda sulle passerelle di Missoni, Brandon Maxwell e Michael Kors, trasformandosi in un must-have sofisticato. E il suo ruolo non si ferma qui: trova il suo apice nello sport.
Alle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina 2026, tutti gli atleti hanno ricevuto berretti personalizzati con il logo ufficiale “Futura”, un elegante numero 26 stilizzato come un gesto tracciato con un dito. Il logo trasmette resilienza, positività e autenticità italiana, parlando alle nuove generazioni. La versione olimpica è color ghiaccio, mentre quella paralimpica sfoggia i colori primari rosso, verde e blu. Il grande finale di domani, nella suggestiva Arena di Verona, li farà brillare come emblema di stile, identità e spirito olimpico.


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