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Stefano Baldini: «Si può arrivare in alto anche senza essere fenomeni»

di Redazione | 19 Febbraio 2026

Campione olimpico ad Atene 2004 e due volte medaglia d’oro europea nella maratona, Stefano Baldini è una delle figure più autorevoli dell’atletica e dello sport italiano. Dalle origini nelle campagne emiliane fino al trionfo ai Giochi, ha costruito il proprio percorso con metodo e dedizione. Ospite della trasmissione Palla Lunga e Raccontare su Radio Adige TV, Baldini ha condiviso i passaggi fondamentali della sua esperienza umana e professionale: dal legame con la famiglia alla disciplina quotidiana, fino alla responsabilità di essere un punto di riferimento per le nuove generazioni. 

Che effetto fa pensare di essere entrati nella storia dello sport?

Ci pensi soprattutto quando te lo ricordano gli altri. Ogni volta che torni nel tuo ambiente, ti riportano a quello che hai fatto, nel bene e nel male. E lì capisci di essere diventato, in qualche modo, un esempio.

Essere diventato un esempio per gli altri è più un peso o un privilegio?

È una responsabilità. Però quando porti a casa risultati importanti, te la prendi. A volte è un peso, ma mi piace: ogni volta puoi dimostrare che si può fare. Lo dico sempre ai più giovani: si può arrivare in alto anche senza sembrare fenomeni all’inizio. Serve costanza e impegno. È duro, ma si può fare.

Quanto è importante la costanza per la carriera di uno sportivo di alto livello?

È tutto. Quando racconto il mio stile di vita e come mi allenavo, mi guardano come un extraterrestre. Oggi mi chiedono: ma come facevi a essere così costante, da gennaio a dicembre? Lo sport è duro, e lo è per anni. Fatiche, impegno, sacrifici. Ma non dura per sempre. A un certo punto non puoi più tenere quel livello. Per questo ai giovani dico sempre: vivetela fino in fondo perché non dura tutta la vita.

Quanto è stata importante la sua famiglia nel suo percorso sportivo?

Tantissimo. Mi hanno sempre sostenuto, anche se non vedevano lo sport come un “vero” lavoro. Mio padre diceva: ricordati che non è un mestiere, dura poco. Una volta ne parlai con Kristian Ghedina e mi disse che anche suo padre ripeteva la stessa cosa. I padri sono tutti uguali, delle fotocopie. E infatti insistevano su una cosa: studia e finisci la scuola, così avrai un futuro.

Quando invece genitori o famiglia possono essere un ostacolo per un atleta?

Nell’atletica leggera succede spesso, per esempio, quando i genitori fanno gli allenatori dei figli. Se funziona, è perfetto. Se non funziona, diventa un problema serio. Spesso le aspettative di chi non è riuscito a ottenere risultati si riversano sui ragazzi. E lì il vero rischio è che non possano scegliere: scelgono i genitori per loro. Questo è qualcosa che pesa sulla formazione e sulla crescita dei ragazzi.