“La settimana enigmistica” dedica un gioco a Soave

di Redazione | 20 Febbraio 2026

Si può visitare un borgo medievale rimanendo comodamente sul proprio divano e senza utilizzare internet? In alcuni rari casi, la risposta è sì. Specie se il potenziale visitatore si sta cimentando con i rompicapo de “La settimana enigmistica”.

E così, anche nel n. 4900, in uscita in questi giorni, torna la rubrica “una gita a… ”, che permette di scoprire il nome di una località italiana, della quale sono tuttavia allegate le foto dei suoi luoghi più iconici, solo dopo aver completato un cruciverba. Ebbene, questa settimana i lettori che vorranno effettuare questa gita immaginaria, al termine del cruciverba vedranno comparire, come soluzione, una parola di cinque lettere: Soave

Scopriranno così, coloro che non lo sapessero già, che le sei foto che circondano il rompicapo, raffiguranti il santuario mariano della Bassanella, il castello scaligero, l’antico palazzo di giustizia, la chiesa di San Giorgio (quest’anno chiesa giubilare per gli 800 anni dalla nascita di San Francesco), la chiesa dei padri domenicani e porta Verona, appartengono proprio alla perla dell’est veronese, meta sempre più amata dai visitatori italiani e non solo. 

«Una bella sorpresa, per la quale vogliamo ringraziare tutte le persone che hanno collaborato» dichiarano il vice sindaco di Soave Roberto Montanari e il consigliere regionale Matteo Pressi, secondo i quali «la pubblicazione rappresenta anche, per certi versi, una forma molto raffinata di pubblicità per il nostro borgo». 

Una iniziativa ludica ma foriera di ricadute positive per la cittadina murata, considerata l’elevata tiratura di ogni numero. «Ovviamente, invitiamo fin da ora i lettori della rivista a vivere una o più giornate a Soave. Oltre alle bellezze architettoniche e legate al paesaggio, potranno anche scoprire i nostri rinomati vini. Non escludiamo che un piccolo assaggio, senza ovviamente esagerare, possa essere d’aiuto nell’affrontare i giochi più complicati, stante l’apporto di zuccheri», concludono, con un filo di ironia, i due amministratori soavesi.