Massimiliano Caprio: «Moltissimi pazienti sono ipertesi e non lo sanno»
di Claudio Capitini | 21 Gennaio 2026L’ipertensione è una delle patologie più diffuse e sottovalutate del nostro tempo. Oltre un miliardo di persone ne soffre nel mondo, 16 milioni solo in Italia, eppure molti non sanno di averla. Nell’ottobre 2025, l’IRCCS San Raffaele di Roma ha ospitato l’ESAC 2025 (European Summit on Aldosterone and Cardiovascular disease), un importante congresso europeo che ha presentato le nuove linee guida sulla diagnosi e cura dell’iperaldosteronismo primario, principale forma di ipertensione endocrina che triplica il rischio di infarto e ictus. Un’occasione preziosa per fare il punto su questa condizione cronica e sulle possibilità terapeutiche oggi disponibili. Ospite di Verona Salute su Radio Adige TV, il professor Massimiliano Caprio, Responsabile del Laboratorio di Endocrinologia Cardiovascolare dell’IRCCS San Raffaele Roma e Ordinario di Endocrinologia e Nutrizione Umana all’Università Telematica San Raffaele di Roma, ha illustrato i risultati del summit e spiegato perché l’ipertensione va affrontata con consapevolezza, prevenzione e strumenti diagnostici innovativi.
Quali sono stati i temi centrali del summit europeo al San Raffaele?
Il summit si è concentrato sulle nuove ricerche sull’aldosterone, un ormone fondamentale per il controllo della pressione arteriosa. Sono state presentate nuove linee guida che semplificano la diagnosi dell’iperaldosteronismo, una forma di ipertensione potenzialmente curabile. Le indicazioni puntano su un esame semplice ma spesso trascurato, il rapporto tra aldosterone e renina, da eseguire nelle ipertensioni di nuova diagnosi, per individuare meglio i pazienti a rischio e indirizzare terapie mirate. Si è parlato anche di nuovi farmaci di precisione che riducono la pressione e proteggono cuore e reni dai danni dell’ipertensione.
Che cos’è l’aldosterone e perché è così importante nella regolazione della pressione?
L’aldosterone è un ormone prodotto dalla corteccia surrenalica e ha un ruolo centrale nel controllo della pressione arteriosa. Agisce soprattutto a livello del rene, dove regola l’equilibrio tra sodio e potassio: favorendo il riassorbimento del sodio, contribuisce a mantenere il volume del sangue e una corretta funzione cardiaca. La sua azione, però, non si limita al rene. L’aldosterone interviene anche in altri tessuti, come colon, ghiandole salivari e vasi sanguigni, attraverso un recettore presente in molte cellule dell’organismo.
Cos’è l’iperaldosteronismo primario e perché è così pericoloso?
L’iperaldosteronismo primario è la principale forma di ipertensione endocrina, cioè una pressione alta con una causa ben definita. In condizioni normali l’aldosterone viene prodotto solo quando serve, ad esempio in caso di calo della pressione o di scarso apporto di sale. In questa patologia, invece, la produzione dell’ormone diventa non regolata, spesso a causa di adenomi del surrene che secernono aldosterone in modo continuo. Questo eccesso provoca un aumento del riassorbimento di sodio e acqua, ma soprattutto danneggia i vasi sanguigni e il cuore. Il risultato non è solo l’ipertensione, ma un forte aumento del rischio cardiovascolare: l’iperaldosteronismo triplica il rischio di ictus, infarto e fibrillazione atriale. L’aldosterone, infatti, agisce direttamente sul cuore ed è un ormone aritmogeno, favorendo aritmie e i meccanismi alla base dell’aterosclerosi.
Perché è così importante diagnosticare correttamente l’ipertensione?
Molte persone sono ipertese e non lo sanno, perché non sempre viene misurata correttamente. Una diagnosi precoce permetterebbe di intervenire subito e prevenire gravi complicanze. L’ipertensione è un forte fattore di rischio per ictus, infarto, scompenso cardiaco e insufficienza renale, perché danneggia progressivamente i vasi sanguigni. Per questo è fondamentale individuarne la causa.
Quali sono i sintomi che dovrebbero farci allarmare?
I sintomi dell’ipertensione sono spesso vaghi o assenti: possono comparire mal di testa o giramenti di testa, ma molte persone con pressione alta si sentono bene e non avvertono alcun disturbo. Proprio per questo l’ipertensione è particolarmente insidiosa. I sintomi diventano evidenti solo quando la pressione è molto elevata, come nei casi di ipertensione grave, con valori superiori a 180/100, quando possono comparire disturbi importanti. A quel punto, però, il danno è spesso già in atto. Per questo la misurazione della pressione è fondamentale per tutti, anche in assenza di sintomi e fin dall’età pediatrica.
Quali sono i valori di pressione corretti? I classici 140/90 sono ancora validi?
Sono già troppo alti. In linea generale, una pressione dovrebbe restare al di sotto di 135/85: superata questa soglia, è già opportuno approfondire. La diagnosi di ipertensione richiede però attenzione. La pressione può aumentare per fattori emotivi, soprattutto alla prima misurazione, per questo è importante ripeterla più volte, usare strumenti affidabili e, quando necessario, ricorrere a esami più accurati come il monitoraggio pressorio delle 24 ore. Misurare la pressione è un atto fondamentale della visita medica, perché chiunque può essere iperteso senza saperlo. Il rischio è maggiore in presenza di fumo, obesità, diabete o familiarità, ma il controllo andrebbe fatto in tutti i pazienti.
Quali fattori di rischio legati allo stile di vita incidono sull’ipertensione?
Un ruolo importante lo giocano l’eccesso di sale nella dieta, il fumo, l’uso eccessivo di caffè e una scarsa qualità del sonno. Tutti questi fattori possono favorire l’aumento dei valori pressori. Per il medico è utile anche valutare eventuali danni precoci da ipertensione, ad esempio attraverso l’esame del fondo dell’occhio, che permette di osservare lo stato dei vasi della retina.
Una volta diagnosticata l’ipertensione, la terapia farmacologica deve durare per sempre?
L’ipertensione è una malattia cronica, come il diabete o il colesterolo alto, e nella maggior parte dei casi la terapia va proseguita nel tempo, perché sospenderla porta spesso a un nuovo aumento della pressione. Con l’età, infatti, i vasi diventano meno elastici e i valori tendono a salire. In alcuni casi, però, se il paziente riduce in modo significativo i fattori di rischio, perde peso e migliora lo stile di vita, si può valutare una riduzione o sospensione della terapia. La decisione deve essere sempre personalizzata, perché oggi anche nel trattamento dell’ipertensione è fondamentale fare medicina di precisione.
Cosa fare quando l’ipertensione non risponde ai farmaci tradizionali?
In alcuni casi l’ipertensione è particolarmente severa e non risponde ai farmaci più comuni, come accade nell’iperaldosteronismo. In queste situazioni è necessario agire sulla causa, bloccando l’azione dell’aldosterone con farmaci specifici, che possono ridurre in modo significativo i valori pressori. Il controllo della pressione è comunque complesso e dipende da molti fattori. Per questo spesso si utilizzano più farmaci in associazione, talvolta nella stessa compressa, per migliorare l’efficacia e l’aderenza alla terapia.
Qual è il legame tra obesità, ipertensione e malattia renale?
Oggi sappiamo che obesità, ipertensione, diabete e malattia renale sono strettamente collegate. L’obesità rappresenta un terreno comune che favorisce lo sviluppo di ipertensione, diabete e malattia renale cronica. Non a caso l’Italia ha recentemente riconosciuto l’obesità come una vera e propria malattia, che richiede cure e percorsi assistenziali dedicati. Oggi disponiamo di farmaci molto efficaci per il trattamento dell’obesità: non solo aiutano a perdere peso, ma riducono pressione e glicemia, migliorano la funzione renale e abbassano il rischio cardiovascolare. L’approccio combinato e personalizzato permette quindi un miglioramento globale della salute e una reale protezione degli organi.
Quanto è importante la ricerca in questo ambito?
È fondamentale. Tutti i farmaci che abbiamo oggi a disposizione richiedono almeno vent’anni di lavoro. Prima di arrivare al paziente, una molecola viene studiata nei suoi meccanismi, testata in laboratorio e poi valutata in studi clinici progressivi. È un percorso lungo, spesso fatto anche di insuccessi, ma senza ricerca non esisterebbero le terapie innovative che oggi permettono di curare meglio ipertensione, obesità e malattie renali. È grazie alla ricerca che si costruisce la medicina del futuro.


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