Nel salotto di Silvia Curtoni Verza
di Il Barbero scaligero | 7 Marzo 2026Altro che influencer: nella Verona di fine Settecento, se volevi essere qualcuno dovevi passare dal salotto di Silvia Curtoni Verza. Nata nel 1751, imparentata con Scipione Maffei, educata dalle benedettine, Silvia sembrava destinata al convento, ma il padre riesce a farle cambiare idea.
Nel 1774 debutta a teatro come Berenice nella tragedia di Jean Racine, tradotta e dedicata esclusivamente a lei da Ippolito Pindemonte, poeta con cui nasce un’amicizia intensissima, tra versi appassionati e frequentazioni quotidiane.
Chiusa la parentesi teatrale, Curtoni Verza trasforma il suo salotto (definito anche “Grotta magica”) nel pieno centro storico della città in quello che oggi chiameremmo “hub culturale”: letture di Dante, novità editoriali, discussioni settimanali. Nel 1819 viene inoltre accolta come Socia Onoraria della Società Letteraria, prima e unica donna ad accedervi per quasi un secolo.
Frequenta anche Ugo Foscolo e Vincenzo Monti, e nel 1807 pubblica i “Ritratti d’alcuni illustri amici” e una raccolta di “Terze rime”. Molto più che una semplice dama di salotto, ma una vera regista di relazioni e cultura, Silvia Curtoni Verza ha davvero vissuto «the best of both worlds» in un’epoca in cui “fare rete” non era ancora una locuzione da LinkedIn ma un’arte sociale a 360 gradi.


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