Consegnati i brevetti di Tecnico di Scuderia ai detenuti di Montorio

di Redazione | 15 Gennaio 2026

Non solo pena, ma futuro. Al Carcere di Montorio la formazione professionale entra in corsia preferenziale grazie a un progetto che da oltre dieci anni mette insieme lavoro, relazione e reinserimento sociale. Nei giorni scorsi, all’interno dell’istituto penitenziario veronese, sono stati consegnati i brevetti di Tecnico di Scuderia, qualifica riconosciuta a livello nazionale, a conclusione di un percorso che vede il cavallo come strumento educativo e professionale.

Un progetto strutturato e ormai consolidato, organizzato e gestito da Horse Valley con il supporto di Fieracavalli, che dal 2016 ha coinvolto 172 detenuti, portando 53 di loro al diploma. Numeri che raccontano un’iniziativa capace di trasformare la formazione in una reale opportunità di lavoro.

Alla cerimonia di consegna dei brevetti hanno partecipato i rappresentanti di Fieracavalli, tra cui Federico Bricolo, Presidente di Veronafiere, e Armando di Ruzza, Responsabile area B2C. Insieme ai brevetti di Tecnico di Scuderia, sono stati consegnati anche i diplomi del corso di Kundalini Yoga, parte integrante del percorso formativo e propedeutico all’approccio con il cavallo.

Il corso si sviluppa in nove mesi di lezioni settimanali e prevede un elemento distintivo: la presenza di cavalli residenziali all’interno della struttura, che consente ai corsisti di applicare quotidianamente le competenze acquisite. A completare la formazione, gli incontri con professionisti esterni – veterinari, maniscalchi e addestratori – per offrire una preparazione concreta e spendibile nel mondo del lavoro.

«Il senso di tutto questo è il futuro: un lavoro e il rispetto delle regole», ha spiegato la Direttrice del Carcere di Montorio, Maria Grazia Bregoli, sottolineando il valore umano e rieducativo del progetto.

Un valore che va oltre la dimensione tecnica. Come racconta Linda Fabrello, responsabile del corso per Horse Valley, il cavallo diventa un mediatore di relazione: «Non è solo formazione professionale, ma un grande momento di condivisione. Il cavallo permette di spostare l’attenzione dalla detenzione a ricordi positivi, all’infanzia, alla famiglia, creando uno spazio di relazione diverso».

Un cambiamento che si percepisce nel tempo e nel comportamento dei partecipanti. «Si inizia in un modo e si finisce in un altro», racconta Fabrello. «Arrivano arrabbiati e, grazie al corso, si crea serenità. La valutazione finale, affidata a esaminatori esterni, è stata un ulteriore motivo di orgoglio».

A ribadire il significato più ampio dell’iniziativa è stato Federico Bricolo: «Da dieci anni questo progetto dimostra che Fieracavalli non è solo un evento, ma una comunità che si prende cura del territorio. Offrire una formazione qualificante e un mestiere concreto significa restituire dignità, fiducia e una seconda possibilità».

Le parole dei corsisti chiudono idealmente il cerchio. «Il cavallo mi ha dato quello che altri non mi hanno dato», racconta uno di loro. Una frase che sintetizza il senso di un progetto in cui formazione, relazione con gli animali e lavoro su sé stessi diventano strumenti concreti di rieducazione – e di speranza.