Alberto Stefani 2

Alle elezioni regionali hanno vinto (quasi) tutti

di Alessandro Bonfante | 2 Dicembre 2025

Alle elezioni regionali in Veneto del 23 e 24 novembre a quanto pare hanno vinto tutti. Dopo ogni voto, tutti o quasi trovano un modo per dirsi soddisfatti del risultato. È davvero così?

Lega

Festeggia la Lega, che dai sondaggi era data testa-a-testa con Fratelli d’Italia, o al massimo poco sopra. Invece il risultato finale conferma senza dubbi il partito al primo posto in Veneto nel centrodestra con il 36,28%, doppiando FdI al 18,69%. Più indietro Forza Italia al 6,3%.

La scelta di puntare alla presidenza con Alberto Stefani, segretario regionale, ha dato ragione al Carroccio, che però si troverà a fare i conti con una giunta per metà meloniana.

Nel 2020 però Lega e Lista Zaia superavano il 60%, altro che 36. Inoltre 200mila preferenze a Luca Zaia su 600mila voti alla Lega fanno pensare al peso del presidente uscente, più che a quello del simbolo.

Fratelli d’Italia e Forza Italia

Il partito della presidente del Consiglio festeggia perché, seppure ci si attendeva una sfida alla pari con la Lega, raddoppia la percentuale dal 2020 (9,55% contro il 18,69% di oggi) e in giunta avrà 5 assessori contro l’unica uscente (Valeria Mantovan). Ciononostante l’ex assessora Donazzan ha sollevato qualche critica nella gestione interna. Forza Italia rimane minoritaria nella coalizione, ma cresce dal 3,56% al 6,3% (senza contare che nel 2020 non c’erano le liste di Noi Moderati e UDC), passa da 0 a 1 assessorato e da 2 a 3 consiglieri.

Flavio Tosi

L’ex sindaco di Verona, oggi europarlamentare alla guida regionale di Forza Italia, fa sentire il suo effetto sul partito in terra scaligera, dove sale al 10,13%. Forse non è sufficiente per un assessorato in Regione, ma potrebbe essere un punto di discussione in vista delle elezioni amministrative in città nel 2027.

Centrosinistra

Poteva andare peggio, ma difficilmente peggio di cinque anni fa, quando la coalizione (non ampia come quella di Giovanni Manildo) fece il 15,72%. Quindi il 28,88% sembra quasi un buon risultato. I consiglieri dell’opposizione salgono dai 9 uscenti a 16, compresi però i due di Resistere Veneto del candidato Riccardo Szumski. Il PD sale dall’11,92% al 16,6%, mentre Alleanza Verdi Sinistra si ferma al 4,64%, forse deludente rispetto al 6% superato alle europee.

Luca Zaia

«Sarò un problema» aveva promesso. E lo è stato, per il suo partito in primis. Un terzo dei voti andati alla Lega sono bollati con la preferenza al presidente uscente. Pare che almeno in un primo momento resterà in consiglio regionale, poi nel suo futuro ci sono molte ipotesi, dal Comune di Venezia come candidato sindaco alle elezioni suppletive per il seggio di Alberto Stefani alla Camera dei deputati. C’è anche l’idea di un partito del Nord legato al Carroccio. Di sicuro quelle 200mila preferenze sono un piedistallo molto solido per decidere il futuro. Però attenzione, dall’alto è più facile anche cadere.

Alberto Stefani

Nonostante la carriera fulminante di un presidente eletto che ha compiuto 33 anni in piena campagna elettorale, alla vigilia del voto era semi-sconosciuto ai più. Ora si ritrova con la pesante eredità di Zaia, la sua ombra ingombrante e un alleato come Fratelli d’Italia che non perderà l’occasione di fare la voce grossa. Tutto ciò era evidente anche quando ha iniziato la campagna elettorale, eppure l’ha condotta con toni pacati, cercando di parlare di temi come sanità, sociale e invecchiamento demografico, senza fare populismo.

Bisogna dire che quando si parte da una posizione di forza e da espressione della maggioranza uscente, è meglio dire e fare il meno possibile, per non inciampare.

Stefani in ogni caso – in poco più di un mese – è riuscito a guadagnarsi la fiducia dei veneti, ma soprattutto a non sembrare un “vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro”. Piaccia o meno la sua posizione politica, è certamente un bene se sarà davvero così.

I veronesi

Vincono e festeggiano infine i nove veronesi eletti, sette di maggioranza e due di opposizione, cinque noti in consiglio e quattro nuovi. Dopo la festa però ora è il momento di mettere via lo champagne (o meglio un Lessini Durello) e mettersi al lavoro per i veronesi.

Elisa De Berti (Lega)

Vicepresidente della giunta uscente, spicca con 14.483 preferenze dopo le quasi 30mila del recordman Luca Zaia (eletto però a Treviso). De Berti capitalizza il lavoro di dieci anni all’assessorato alle Infrastrutture.


Matteo Pressi (Lega)

Sindaco di Soave (incarico che dovrà lasciare), a 32 anni ha già una solida carriera politica alle spalle. Apprezzato nell’Est Veronese, ma non solo, conquista 9.621 preferenze.


Stefano Valdegamberi (Lega)

Già assessore regionale, conquista la quinta elezione con 8.268 preferenze, questa volta nella Lega dopo i trascorsi con UdC e Lista Zaia (in consiglio arriva dal gruppo Misto). È il punto di riferimento di Roberto Vannacci in terra scaligera.


Filippo Rigo (Lega)

Con 6.026 preferenze si conferma in Regione. È anche consigliere comunale a Sommacampagna e in passato è stato presidente di AGSM Lighting.


Diego Ruzza (Fratelli d’Italia)

Dirigente psicologo dell’Ulss 9 Scaligera, l’ex sindaco di Zevio è alla prima elezione regionale con 8.603 preferenze. Nel partito la sua candidatura era sostenuta soprattutto dall’europarlamentare Daniele Polato.


Anna Leso (Fratelli d’Italia)

Ex assessora a Verona ed ex presidente di Acque Veronesi, è stata eletta con FdI in virtù dell’accordo con Verona Domani, movimento politico di cui è vicepresidente e con cui ha raccolto 7.782 preferenze.


Flavio Tosi (Forza Italia)

Coordinatore regionale del partito, europarlamentare, ex sindaco di Verona, non ha bisogno di presentazioni. Per lui 10.581 preferenze. Se non riuscirà a trovare un posto in giunta, con tutta probabilità resterà a Bruxelles e al suo posto tornerà in consiglio l’uscente Alberto Bozza.


Gianpaolo Trevisi (Partito Democratico)

Oltre 9.611 preferenze per un candidato che fino a poche settimane fa era direttore della Scuola Allievi Agenti della Polizia di Stato di Peschiera del Garda. Noto anche come scrittore, era sostenuto da elementi importanti del PD.


Anna Maria Bigon (Partito Democratico)

Nonostante l’accesa competizione interna al PD, l’ex sindaca di Povegliano Veronese con 8.233 preferenze si conferma a Venezia. È vicepresidente uscente della commissione Sanità.