Figlie della Lessinia
di Erika Funari | 31 Luglio 2023 Quattro giovani donne, una passione in comune e una grande sfida: portare l’arte nei luoghi più insoliti, a tratti un po’ improbabili, per renderla democratica. Luana, Chiara, Maria e Natalie hanno storie di vita incredibili, che a raccontarle non basterebbe questo articolo, ma sono strette da una radice comune, una “madre” come la chiamano loro: la Lessinia. A lei hanno voluto dedicare una mostra d’arte sostenibile che ne racconti le emozioni, i legami del cuore e i sentieri dei ricordi. Un’esposizione non convenzionale perché allestita nello spazio della Pizzeria da Icio a Sant’Anna d’Alfaedo dove, tra un trancio di margherita e una Coca-Cola, c’è anche una tela artistica.
La mostra si intitola LESSinia IS MORE e nasce in seno al Collettivo Boa, ensemble di artisti che hanno fatto di Verona il centro della loro arte.
«Non siamo pazze, la nostra è una filosofia artistica ben precisa – spiega Luana di Lieto, ideatrice e curatrice del progetto e founder del Collettivo Boa -. Io ho avviato questo esperimento qualche anno fa in Portogallo e ora sto testando anche in Lessinia. L’obiettivo è far apprezzare l’arte a un pubblico più ampio possibile rendendola un elemento della nostra vita quotidiana non qualcosa di lontano, altro, chiuso in un museo polveroso. L’arte è ogni giorno nella natura, in casa e, perché no, anche in pizzeria».
Un’intuizione felice quella di Luana che condivide con il suo amico Enrico, il proprietario della pizzeria da Icio, e decide di trasformare questa idea sui generis in realtà: «Il disegno nella mia testa era chiaro, raccontare la Lessinia. È un luogo che sento dentro, con cui ho un legame viscerale; la penso come una grande madre di cui tutti parlano con amore, che coccola e che culla i suoi figli. Una grande Donna che poteva essere raccontata solo attraverso l’arte di tre donne. Così ho invitato Natalie Ros e le sue stampe botaniche, Maria Fiorio che si occupa di incisioni su tetrapak e la fotografa Chiara Zuanazzi. Insieme abbiamo dato vita a LESSinia IS MORE».
Chiara Zuanazzi ha 26 anni e confessa che la fotografia è diventata ormai un’esigenza nata dopo il Covid quando, con le prime riaperture, passeggiare e fotografare erano gli unici modi per ricostruire una quotidianità respirabile: «Ho sperimentato diverse forme espressive ma la fotografia è quella che sento più mia. Fotografare i profili delle montagne e le curve dei sentieri è un po’ come immortalare dei volti, fare dei ritratti della Lessinia, che sorride o ti guarda da lontano».
«I miei scatti sono in bianco e nero; ho voluto rinunciare al colore perché è ciò che spontaneamente cattura lo spettatore finendo per trascurare il resto. Tolte le tinte della natura è la storia emotiva a diventare protagonista. L’idea è quella di una natura vissuta in modo intimo e familiare, un tempo lento fatto di ricordi e sentieri; infatti, sono tutte foto scattate camminando. Tecnicamente, sono state eseguite impostando il tempo di esposizione con quello di un passo».
Per la 25enne Maria Fiorio, invece, l’arte è anche un modo per donare seconda vita a oggetti di rifiuto: «Nella mia ricerca artistica l’obiettivo è quello di ricreare un legame con l’ambiente, ricostruire un filo che si è spezzato gettando nella spazzatura gli oggetti. – spiega Maria – Per questo ho deciso di sperimentale con il tetrapak riciclando artisticamente le buste del latte: vengono incise con delle punte di metallo in modo minuzioso per creare solchi e disegni che, in un secondo momento, vengono riempiti con inchiostro e poi stampati su carta con l’ausilio di una pressa a mano. È una tecnica complessa ma versatile che mi ha permesso di rappresentare la “mia” Lessinia in tante forme: dagli elementi naturali fino agli animali. Tra tutte le stampe, quella che mi sta più a cuore ritrae un lupo, tema molto discusso in questo momento che ha come ulteriore intenzione quella di muovere la riflessione su temi importanti come la salvaguardia».
A sentirle raccontare, Luana, Chiara, Maria e Natalie, si percepisce l’entusiasmo come se le parole sorridessero speranzose di un futuro più comprensivo nei confronti dell’arte: «Le mie compagne di avventura sono d’ispirazione ed è un bagno di energia potersi confrontare con altre artiste, donne che hanno a cuore la Lessinia così come l’arte contemporanea a Verona; una città che forse non è ancora pronta a questa nuova narrazione ma noi ci proviamo lo stesso», commenta con un piglio di genuina ostinazione Maria.
A chiudere il cerchio è Natalie che, con l’ecoprint, sta dando vita a delle creazioni totalmente sostenibili che parlano di una natura circolare: «Sono figlia della natura, nata e cresciuta in campagna. Non potrei farne a meno. Quello che racconto è ciò che sono. Foglie e rami sono doni del bosco che mescolati a tinture e sali 100% naturali, con delle tecniche complesse, diventano delle stampe su abbigliamento, tessile per la casa, quadri e tanto altro. Biodegradabile e rispettosa, questa è la mia arte che si traduce in una filosofia di vita, uno strumento per far riflettere sul consumo eccessivo e sull’inquinamento prodotto dall’industria della moda. Il mio sogno nel cassetto è che un giorno si possa invertire questa tendenza e trovare un angolino in cui costruire il mio brand. Una stampa alla volta».


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