Il lavoro dei rider in mezzo all’epidemia

di Redazione | 15 Aprile 2020
Già agli albori dell’emergenza, il 24 febbraio scorso, Riders Union Cisl Verona avvertiva del problema: «Il calo degli ordinativi dell’80-100 per cento da ieri sera sta producendo una “messa a risposo” della gran parte dei rider veronesi». Circa un migliaio, secondo il sindacato, le persone impiegate come fattorini, fra chi lo considera un lavoro a…

Già agli albori dell’emergenza, il 24 febbraio scorso, Riders Union Cisl Verona avvertiva del problema: «Il calo degli ordinativi dell’80-100 per cento da ieri sera sta producendo una “messa a risposo” della gran parte dei rider veronesi». Circa un migliaio, secondo il sindacato, le persone impiegate come fattorini, fra chi lo considera un lavoro a tempo pieno e chi un modo per arrotondare ogni tanto.

Serena Simocelli, rider per Deliveroo

«Nei primi giorni dell’emergenza gli ordini si erano fermati completamente, e anche molti ristoranti avevano chiuso. Io stessa ho deciso di fermarmi alcuni giorni per tutelare la mia salute, ma se non si fanno consegne il guadagno è zero. Alcuni ristoranti hanno riaperto per le consegne a domicilio e un po’ di lavoro adesso ci sarebbe, ma resta il problema di tutelare la salute. Le mascherine me le sono comprate io: la piattaforma ha fatto sapere che ci verranno inviate quando riusciranno a recuperarle e di aver aperto un fondo per chi dovesse essere contagiato, con una quota di trenta euro al giorno. Mentre lavoriamo, o non lavoriamo, non ci sono altre tutele. Inoltre davanti ai pochi ristoranti aperti si aggregano i fattorini e non tutti hanno chiare le misure di sicurezza. Sulla nostra app ci sono alcune indicazioni, le consegne devono avvenire senza contatto, ma molti rider non parlano italiano e credo facciano fatica a seguire le notizie sui vari decreti».

Francesco Zenere della cooperativa veronese Food4Me

«Gli ordini attraverso le piattaforme sono calati dell’80 per cento. Qualcosa in più nel weekend, ma la situazione è precipitata. Alcune delle grandi aziende si sono spostate sulle consegne di spesa e farmaci: loro riescono comunque a stare a galla, perché in questa fase hanno raccolto nuovi clienti fra le attività commerciali che devono lavorare a distanza. Noi dovevamo partire con la nostra cooperativa, ma in questa situazione siamo un po’ a rilento. Abbiamo iniziato con spese a domicilio e consegna di prodotti alimentari, vino e latte, di altre cooperative. Continuiamo anche con la consegna dei giornali».