A casa degli altri: Francesca, la psicologa sospesa
di Redazione | 8 Aprile 2020Non ci si alza più così presto. Non c’è il treno che mi aspetta per Bologna, nemmeno quello per Ferrara. Mi godo Penelope più che posso. Insieme colmiamo i vuoti con la nostra presenza, reciproca. Ci svegliamo con calma, facciamo la nostra colazione, giochiamo, intanto papà lavora. Sì, la mattina fa lui, il pomeriggio me lo tengo per me. Ci alterniamo.
Quasi per assurdo non è più una vita insieme, la nostra. Non siamo mai due, se non in brevi brevissimi momenti, ma tre. E l’uno…L’uno è dimenticato. O meglio, lasciato in sospeso. Come sospese sono le relazioni, a partire da quelle con i miei pazienti. L’Ordine ci ha dato la possibilità di limitare la consulenza di persona solo ai casi gravi, mentre il resto in via telematica. Ma, purtroppo c’è un ma. E forse più di uno. Ma i pazienti non sono mai uno, appunto. Sono spesso insieme a qualcun altro, in casa. Dove si possono sistemare, per tutelare la loro privacy? Difficile, quasi impossibile. Allora niente, lasciamo stare per il momento. Ma (un altro ma) è fondamentale coltivare il rapporto di fiducia. Basta un messaggio, un fare sapere che ci sono. Proprio loro, che mi hanno cercato per un aiuto, che hanno bisogno di aiuto, alcuni ora più che mai, sono costretti a sospendere, a stare in attesa.
Ma (terzo ma) non è così lineare. Ora, in questa situazione, la complessità rigurgita quello che ha trattenuto per troppo tempo. E lo stare sospesi porta a cercare una strategia dissociativa. Nulla di schizofrenico e patologico. Solo (o quasi) sopravvivenza. Certo però una parola che evoca un mostro senza cuore, che fa di tutto per tenere lontano il dolore e quello che lo fa soffrire, se può. Perché purtroppo non tutti, e forse dovremmo convertirlo al femminile in questo caso, non tutte dunque possono sospendere la sofferenza, se questa prende le sembianze del convivente.
Le difficoltà poi non si fermano qui, ora. È il dopo a preoccuparci. Siamo abituati a vivere in una situazione di controllo, di programmazione, appigli ai quali non potremo aggrapparci, perché non funzioneranno più.
È proprio al dopo a cui dedico il mio tempo pomeridiano, fatto di studio e approfondimento. Per trovarmi pronta ad affrontarlo insieme ai miei pazienti.Perché il dopo sarà responsabilità di tutti, professionisti compresi.


In Evidenza
Sanremo 2026, la serata cover promette (davvero) bene

Mauro Gibellini: «La promozione con il Verona? Non dimenticherò mai quel rigore»

Giampaolo Fraccaroli e Roberto Zanon: «Il farmaco più efficace? L’attività fisica»

Roberto Aere: in punta di pennello

AVIS Provinciale Verona: nel 2025 oltre 32.700 donazioni

Verona ricorda Lina Arianna Jenna: posata una nuova pietra d’inciampo in via Emilei

Barbara Begnini e Roberto Caliari: «Per diventare clown dottore devi avere un cuore che batte davvero»

La Scaligera Basket in visita ai bambini dell’Oncoematologia di Borgo Trento

Giovanni Polato, donatore da record a Villafranca: «ho seguito l’esempio dei miei genitori»



