“Verona, Oltre le panoramiche”, la città attraverso gli occhi di Stefano Signorini
di Redazione | 21 Novembre 2019Appassionato di fotografia dall’età di 18 anni, Stefano Signorini si è specializzato nella fotografia panoramica realizzando numerosi scatti della città di Verona e del Lago di Garda.
Ha collaborato e collabora con riviste come “Il Fotografo” e “Fotografare” spiegando, nei suoi articoli, le tecniche fotografiche classiche e sperimentali e illustrando come costruire, o modificare, fotocamere e obbiettivi, realizzando poi fotografie create, con attrezzature autocostruite.
Considerato da molti il pioniere della fotografia panoramica
a Verona, ha vinto numerosi premi, il primo nel 1998 nel concorso fotografico
internazionale “La Foto Curiosa”, con l’opera “Punto di vista
interessante”. Nel 2019, a circa vent’anni di distanza, presenta la sua
prima opera in volume “Verona, Oltre le panoramiche”.
Com’è nata l’idea del libro?
L’idea nasce da Edizioni Zerotre, un editore di Verona che
ha espresso il desiderio di pubblicare un libro fotografico contenente scatti
particolari della nostra città. Inizialmente ero combattuto sull’idea di questo
progetto, sono piuttosto geloso dei miei scatti, ma alla fine l’editore mi ha
convinto.
È conosciuto per le sue foto panoramiche, potremmo dire
che è stato un pioniere a Verona nello sviluppo di questa tecnica, qual è la
storia di questo tipo di fotografia e perché l’affascina?
Mi sono avvicinato al mondo delle foto panoramiche a partire
dagli anni Novanta, prima delle fotocamere digitali, negli anni in cui stava
nascendo Photoshop. In quel periodo le macchine fotografiche utilizzavano la pellicola
e non erano affatto economiche, alcune, soprattutto quelle più adatte alla
panoramica, costavano quasi più di un’utilitaria. Le possedevano in pochi. Tra
questi c’ero anch’io che ho avuto la fortuna di vincerne alcune partecipando a
concorsi fotografici.

Molte persone credono che sia stato io a “inventare” la foto
panoramica a Verona. La tecnica esisteva già da tempo ma posso dire di essermi
distinto per aver deciso di immortalare “le cose comuni”, l’architettura della
città, i monumenti, le piazze, in un periodo in cui questa tecnica veniva
utilizzata soprattutto per i paesaggi. Fotografare qualcosa di ravvicinato con
la panoramica permette di vedere la realtà sotto un punto di vista particolare.
I soggetti risultano curvilinei ed è proprio quest’apparente deformazione del
mondo, non realizzata per mezzo di fotomontaggio, a renderle uniche.

Interessante il titolo del libro “Verona, Oltre le
panoramiche”. In che modo si è spinto “oltre le panoramiche”?
Le foto panoramiche spaziano di oltre 180 gradi fino a 360 in orizzontale,
io di solito preferisco i 270 gradi. Negli anni sono andato oltre questa
definizione classica. Ho sviluppato la panoramica verticale, la fotografia
panoramica sferica e panoramiche aeree realizzate con i droni. Ho approfondito molto
quest’ultima tecnica; in quanto modellista, ho creato da solo il mio primo
prototipo di drone circa dieci anni fa, anche se capitava che precipitasse schiantandosi.
Trovo che la fotografia aerea permetta un’interessante visione della realtà pur
richiedendo grandi capacità di realizzazione.
“Oltre le panoramiche” perché ho inserito anche una serie di fotografie che definisco “street photography”, fotografie di strada. Le realizzo, prevalentemente, in sella alla bicicletta cercando di cogliere elementi umoristici e curiosi della quotidianità, “obiettivi allegri”. Si tratta di scatti che quasi precedono l’azione in cui cerco di vedere oltre, allontanandomi dalla tendenza delle persone di fotografare il momento decisivo di una situazione, provando a contestualizzarlo nell’ambiente che lo circonda, accrescendone così il valore.
La crescente importanza data ai social network e lo sviluppo della tecnologia rende oggi la fotografia un elemento onnipresente nella nostra vita e facile da realizzare per tutti. Come vive questa nuova realtà un fotografo professionista come lei?
Al giorno d’oggi fare foto panoramiche è facilissimo, tutti abbiamo la funzione sul cellulare, basta girare su noi stessi e facciamo una panoramica. Tutti sono in grado di fare questo tipo di foto però, come dico sempre, «a realizzare delle belle panoramiche sono bravi in pochi». Non basta far ruotare un cellulare. Bisogna scegliere un punto di ripresa, sapere cosa si vuole ottenere dallo scatto, regolare la luce. La fotografia si è diffusa moltissimo, tutti fanno foto, ma la qualità si è drasticamente abbassata, soprattutto per quanto riguarda le panoramiche.
In base a queste sue ultime affermazioni, cos’è per lei la fotografia?
La fotografia richiede una creatività che non si può
insegnare. Mi piacciono le foto capaci di trasmettere qualcosa, di comunicare
un’emozione, che vadano oltre la presenza del soggetto. Vivo la fotografia, in
particolare quella panoramica, come una sfida, una sfida difficile che riesce a
darmi molte soddisfazioni, prima di tutto personali, poi verso gli altri, che
dovrebbero coglierne il messaggio. Anche senza il titolo la foto deve essere
compresa.

Alla libreria Minotauro, dove Stefano Signorini, sabato 23 novembre, alle 18, presenterà il suo libro “Verona, Oltre le panoramiche”, saranno allestite anche due sue mostre “Foto panoramiche” e “Obiettivo allegro”.



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