Il caso diamanti. Parte seconda
di Redazione | 18 Gennaio 2019A distanza di un anno dallo scoppio dello scandalo, torniamo a parlare del caso diamanti. La vicenda ha interessato sino ad oggi decine di milioni di euro di risparmi dei cittadini veronesi. E adesso c’è un’importante novità.
Innanzitutto vale la pena riassumere a grandi linee il caso diamanti, di cui abbiamo parlato un anno fa nel n. 86 di Pantheon. A novembre del 2017, dopo una lunga e accurata istruttoria, l’Autorità Garante della Concorrenza del Mercato sanzionava due società che trattavano diamanti (IDB-Intermarket Diamond Business e DPI-Diamond Private Investment) e quattro banche che si occupavano della vendita dei preziosi (Banco BPM, Unicredit, Intesa San Paolo e MPS). L’investimento in diamanti veniva caldeggiato dai referenti finanziari delle banche e presentato come un investimento privo di rischi e molto vantaggioso. I rendimenti prospettati tramite grafici di confronto con titoli di stato ed inflazione promettevano un incremento di capitale irresistibile.
Peccato però che fosse tutto rappresentato in modo ingannevole: il rendimento di volta in volta comunicato, le quotazioni pubblicate sul Sole24Ore, il valore attribuito al diamante al momento dell’acquisto. Tali informazioni venivano autonomamente determinate dalle due società diamantifere per poi essere riportate e pubblicizzate dalle banche ai clienti come dati di mercato. Il risultato? Migliaia di risparmiatori sono proprietari di diamanti che, in media, valgono un terzo del prezzo pagato e che non si possono liquidare. Indubbiamente una situazione molto delicata che è stata gestita in modo differente dalle banche responsabili.
Infatti, a seguito dell’intervento di Adiconsum Verona – che ad oggi tutela più di 400 posizioni per un montante complessivo superiore ai 12 milioni di euro – solo il Banco BPM (ex Banco Popolare) si rifiuta di restituire integralmente ai propri clienti il capitale investito. Per molti mesi l’ex salvadanaio cittadino si è trincerato dietro il ricorso presentato al TAR contro il provvedimento dell’Antitrust, sostenendo che la responsabilità doveva essere attribuita solo alla Intermarket Diamond Business. Ma ecco la novità. Il TAR del Lazio con sentenza n. 10967 del 14 novembre 2018 ha respinto il ricorso della Banca e ha ribadito quanto rilevato dall’Autorità Garante: il Banco BPM ha avuto un ruolo attivo e determinante nella vicenda e deve ritenersi responsabile al pari di IDB. Un rimarchevole punto in più a favore dell’azione di tutela dei veronesi incappati in questo inganno che vedono ulteriormente legittimate le loro richieste di risarcimento.
L’ultimo dato importante. Dagli incontri informativi organizzati da Adiconsum Verona sul territorio è risultato che, purtroppo, siano ancora molti i concittadini non consapevoli di quanto accaduto con i diamanti da investimento. Se nel vostro portafoglio finanziario avete queste pietre preziose, dunque, non esitate a presentare un reclamo alla vostra banca o a rivolgervi ad un’associazione consumatori. Per maggiori informazioni www.adiconsumverona.it.


In Evidenza
Sanremo 2026, la serata cover promette (davvero) bene

Mauro Gibellini: «La promozione con il Verona? Non dimenticherò mai quel rigore»

Giampaolo Fraccaroli e Roberto Zanon: «Il farmaco più efficace? L’attività fisica»

Roberto Aere: in punta di pennello

AVIS Provinciale Verona: nel 2025 oltre 32.700 donazioni

Verona ricorda Lina Arianna Jenna: posata una nuova pietra d’inciampo in via Emilei

Barbara Begnini e Roberto Caliari: «Per diventare clown dottore devi avere un cuore che batte davvero»

La Scaligera Basket in visita ai bambini dell’Oncoematologia di Borgo Trento

Giovanni Polato, donatore da record a Villafranca: «ho seguito l’esempio dei miei genitori»



