Daverio a Borghetto per raccontare l’arte romana
di Redazione | 18 Giugno 2018Inaugurato a Borghetto di Valeggio sul Mincio un relais con opere di Antonio Amodio. Tra queste, un’installazione che riproduce reperti archeologici di età romana collegabili ai resti rinvenuti nelle fondamenta dell’edificio datati alla prima metà del 1300.
C’era anche il noto critico d’arte Philippe Daverio tra gli invitati all’inaugurazione. Il professore, in abito a quadretti azzurro e bianco con l’immancabile papillon (rosa), ha navigato attraverso la storia per raccontare quanto l’epoca antica sia sempre un modello al quale ispirarsi. E di storia Borghetto ne ha. Nella Regia Rosetta sono stati rinvenuti resti di precedenti insediamenti urbani stratificati, il primo dei quali datato alla prima metà del 1300 quando il territorio è stato occupato dagli Scaligeri. Ma non mancano neppure reperti di un mulino costruito nel XX secolo.

«Siamo sul fiume, tra il lago e le lagune di Mantova – afferma Daverio -. Siamo in un posto dove fino a pochi anni fa c’erano tre mulini, uno accanto all’altro, e oggi questa cosa è in qualche modo cancellata perché diventata più che altro un “turismodromo” dove si arriva con i pantaloncini corti, si passa e si annusa l’aria. Allora bisogna giocare sulla memoria che necessita di elementi evocativi. Le statue di Amodio sono un po’ umane e un po’ barbare, un po’ antiche e un po’ nuove. Antichissime perché la pietra è antichissima. La pietra ha milioni di anni e il nostro intervento, che sia fatto quest’anno, o duemila anni fa, cambia solo di anni. È il nostro gioco mentale che dialoga».

Il dialogo con il nostro passato è evocato chiaramente dall’installazione in ferro, pietra e tufo di Antonio Amodio intitolata “La via romana”. L’opera, della lunghezza di 12 metri, si estende su tutta la parete come fosse un’esposizione museale le cui nicchie raccolgono frammenti di statue antiche. «Un omaggio alla civiltà del passato – rivela l’artista – che è passata anche per questo luogo. Esistono, infatti, degli scoli per l’acqua che probabilmente sono di epoca romana». La parola d’ordine, quindi, è evocazione. Ricordare un passato lontano, celebrarlo e, possibilmente, tutelarlo. Un’azione necessaria, come ricorda Daverio, per creare un turismo culturale consapevole.


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