La ricerca si siede al bar e rinuncia (per un po’) agli accademismi
di Redazione | 14 Febbraio 2018Spiegare la scienza, i suoi progressi, le sue frontiere è una sfida sempre più importante per le istituzioni che finanziano la ricerca. L’engagement del pubblico, non necessariamente addetto ai lavori, è un obiettivo imprescindibile per far sì che i cittadini si avvicinino e sentano propri i risultati scientifici che derivano dalla ricerca finanziata con la spesa pubblica.
Di Federica Lavarini
Obiettivi ambiziosi che anche l’Università di Verona, tra le prime nella classifica dell’Agenzia per la valutazione della ricerca scientifica (ANVUR), sta realizzando con iniziative originali destinate a pubblici diversi. La più recente è GoTo Science, che prende spunto e reinventa in chiave tutta veronese la famosa Pint of Science.
Il goto di vino come accompagnamento al racconto di ricercatori dell’Ateneo scaligero che illustrano cosa studiano, perché lo fanno, quali risultati hanno ottenuto, quali le prospettive. In primavera, Kids University è, invece, l’altro grande evento ricco di iniziative per avvicinare i bambini al mondo della scienza, nell’età più felice per quel che riguarda curiosità, apprendimento sensoriale e crescita.
Ci sono poi i Dipartimenti che si aprono al pubblico, come nell’iniziativa Scienze Motorie&Friends che nel mese di maggio vede la partecipazione degli studenti e del personale dell’Ateneo per promuovere uno stile di vita in cui l’attività sportiva è il fulcro della salute e del benessere della persona. Iniziative nelle quali il coinvolgimento del pubblico è fondamentale perché la ricerca, oggi, non è più appannaggio solo di chi lavora nei laboratori o nei centri di studio ma è l’elemento chiave del nostro futuro.


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