Perché sì, le parole salvano
di Redazione | 24 Ottobre 2017Nel mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, non si può glissare sulla quotidianità della malattia, fatta anche di dettagli faticosi, di parole affrettate e sbagliate. Come trovare un lessico che invece cura? A questo mira “Le parole che ci salvano”, il nuovo progetto di Maria Teresa Ferrari, anima dell’associazione “La Cura sono Io”.
Ci sono parole che soffiano sulle ferite, ci sono altre che, forgiate dalla disattenzione, squarciano dentro. Nel mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, non si può glissare sulla quotidianità della malattia, fatta anche e soprattutto di dettagli faticosi. Ma si può trovare un lessico che invece cura, e che addirittura prova a salvare. A dirlo è Maria Teresa Ferrari, giornalista e fondatrice dell’associazione “La Cura sono Io”. Dopo lo strazio di un carcinoma mammario , tra i tanti progetti ha ideato il format “Le parole che ci salvano” in collaborazione con il Progetto Convivio, UOC di Oncologia AOUI Verona e con Circolo dei Lettori di Verona. L’iniziativa, che ha il patrocinio del Comune di Verona, mira a trattare un tema complesso quello l’uso delle parole in momenti difficili della nostra vita.
Svariati gli strumenti e le modalità: testimonianze a teatro, un atelier di scrittura narrativa negli spazi del Progetto Convivio all’ospedale di Borgo Roma e poi una carrellata di incontri con scrittori, filosofi e docenti universitari. L’iniziativa che promette di spingersi fino a giugno, comincerà il 30 ottobre con la sezione “Raccontarsi”. Un invito a riflettere sulle parole dei pazienti ma anche sulla grammatica difficile che devono provare ad articolare tutti i co-protagonisti della malattia.
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