Maria Stella Laveneziana: «Il tumore al seno è guaribile nel 90% dei casi»
di Claudio Capitini | 18 Marzo 2026Il tumore al seno è ancora oggi quello più frequente tra le donne, ma i continui progressi della medicina stanno trasformando in modo significativo sia il quadro clinico sia la qualità della vita delle pazienti. A fare il punto su cure, ricerca oncologica e supporto alle donne è Maria Stella Laveneziana, presidente di A.N.D.O.S. Comitato di Verona (Associazione Nazionale Donne Operate al Seno) e medico specialista in radiodiagnostica, senologia e mammografia, ospite della trasmissione Verona Salute su Radio Adige TV. Nel corso dell’intervista, la presidente ha approfondito l’evoluzione delle terapie e il ruolo fondamentale del volontariato specializzato nel percorso di cura e accompagnamento delle pazienti.
Quante persone sono coinvolte dal tumore al seno oggi in Italia?
In Italia sono 925.500 le persone che vivono o hanno vissuto un tumore al seno. Ogni anno si registrano circa 56.000 nuove diagnosi. A queste si aggiungono circa 600 casi annui negli uomini, un dato poco noto ma presente anche nel territorio veronese. Per questo è importante non sottovalutare la malattia anche al maschile.
Quali sono oggi i tassi di guarigione dal tumore al seno?
Sono alti, molto alti. Questo è possibile soprattutto grazie al fatto che molte prime diagnosi vengono fatte quando il tumore è ancora piccolo. Si è passati da percentuali di guarigione basse a percentuali che arrivano al 90% circa, soprattutto qui in Veneto, dove la qualità dell’assistenza è molto alta. Nella provincia di Verona stiamo raggiungendo l’89-90% di guarigione a cinque anni. Se il tumore è piccolo, si arriva al 99%.
Come si stanno evolvendo cura e prevenzione a Verona?
Sul fronte della prevenzione, l’età per lo screening mammografico è stata abbassata a 45 anni, estendendo la copertura fino ai 74. È una fascia rilevante perché tra i 45 e i 50 anni il rischio di insorgenza del tumore è relativamente alto: circa una donna su 40 può andare incontro a questa patologia. A Verona è attivo anche un progetto pilota con la tomosintesi, una tecnologia avanzata che offre immagini molto più dettagliate rispetto alla mammografia tradizionale.
Come sta cambiando la gestione del tumore metastatico?
La ricerca oggi punta a garantire alle 37.000 donne con tumore metastatico in Italia una qualità di vita il più possibile completa, anche sul piano psicologico e sociale. Va tenuto presente che il 7% delle donne è già in metastasi alla prima diagnosi. Gli oncologi hanno inoltre esteso il controllo post-trattamento da cinque a sette anni, con chemioterapia orale, per prolungare la protezione dalle recidive.
Quali sono le principali novità della ricerca in questo ambito?
Le nanoparticelle, testate in ambito animale, mostrano la capacità di frenare le metastasi riducendo gli effetti collaterali. Si studiano anche immunoterapie e nuove soluzioni per i casi resistenti alle terapie ormonali. Resta aperto il nodo delle cellule dormienti, che possono riattivarsi anche dopo decenni e che oggi non è ancora possibile identificare e neutralizzare.
Le donne giovani colpite da tumore possono ancora pensare alla maternità?
Sì, ed è una domanda molto frequente: il 50% delle pazienti la pone già alla diagnosi. In Italia si contano circa 6.000 casi sotto i 45 anni e 3.800 sotto i 35. Oggi esistono diverse possibilità per preservare la fertilità: farmaci che proteggono le ovaie, lo spostamento chirurgico in caso di radioterapia e, soprattutto, la crioconservazione ovocitaria, eseguita in regime ambulatoriale. Dal 2025 la procreazione medicalmente assistita è entrata nei LEA ( Livelli Essenziali di Assistenza, NdR) per le donne sotto i 46 anni, diventando gratuita: un passo importante anche sul piano dell’equità.
Quali effetti collaterali delle terapie pesano maggiormente sulla vita quotidiana delle pazienti?
Gli effetti collaterali variano a seconda della fase terapeutica. Durante la chemioterapia si possono manifestare la perdita dei capelli e altri sintomi acuti. Nelle terapie successive si possono presentare dolori muscolari e ossei, vampate, secchezza vaginale, fatica e riduzione nella crescita dei capelli. Per le donne più giovani, molte di queste condizioni hanno un impatto psicologico significativo, che si riflette sulla vita familiare e personale.
Come vengono gestiti?
La maggior parte di questi effetti è gestibile farmacologicamente. In molti casi viene affiancata anche l’agopuntura, che si sta rivelando efficace in particolare sulla nausea e sulla fatica cronica. Il messaggio fondamentale, però, rimane uno: non interrompere mai le terapie. Sono farmaci che salvano la vita, e qualsiasi dubbio va discusso con l’oncologo.
Qual è oggi la missione di A.N.D.O.S.?
La nostra missione si riassume in una frase che ci accompagna ogni giorno: «avanti sempre insieme». Essere A.N.D.O.S. significa essere presenti quotidianamente, nelle Breast Unit, al fianco delle donne, con volontarie appositamente formate. Significa costruire reti tra associazioni e strutture sanitarie, promuovere la condivisione di buone pratiche, e ricordare a ogni donna che non affronta questo percorso da sola.


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