alessandra scarabello

Alessandra Scarabello: «Preservativo sì, ma non basta»

di Claudio Capitini | 20 Febbraio 2026

Le infezioni sessualmente trasmesse restano, ancora oggi, una sfida aperta e in continua evoluzione. Nonostante i grandi passi avanti della medicina, la consapevolezza dei rischi fatica a crescere, in particolare tra i più giovani. In Italia, malattie come la sifilide, la gonorrea e la clamidia non sono affatto scomparse e possono causare danni gravi, come l’infertilità. Anche l’HIV, che oggi può essere gestito con successo grazie alle nuove terapie, continua a colpire migliaia di persone ogni anno, restando tuttavia ai margini dell’attenzione mediatica. Ospite della trasmissione Verona Salute su Radio Adige TV, la dottoressa Alessandra Scarabello, specialista in dermatologia e venereologia e membro della SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse), ha analizzato l’attuale situazione in Italia, approfondendo temi cruciali quali la prevenzione, lo stigma sociale e le nuove frontiere terapeutiche per l’HIV.

Cosa sono le infezioni sessualmente trasmissibili e come si trasmettono?

Le IST (Infezioni Sessualmente Trasmesse, NdR) si diffondono soprattutto attraverso rapporti sessuali non protetti – genitali, anali e orali – e tramite il contatto prolungato tra cute e mucose genitali. Possono inoltre essere trasmesse da madre a figlio durante gravidanza, parto o allattamento. Sono causate da diversi microrganismi: batteri, come quelli responsabili di gonorrea, clamidia e sifilide; virus, tra cui HIV, herpes, papillomavirus e virus delle epatiti; ma anche protozoi e funghi, come la candida.

Perché, nonostante l’aumento dei contagi, la consapevolezza sembra diminuire?

Le ragioni principali sono due. Da un lato, la disponibilità di terapie efficaci ha ridotto la percezione del rischio. Dall’altro, pesa ancora lo stigma: chi contrae un’infezione tende a non parlarne e a non informarsi, soprattutto tra i più giovani. È un circolo vizioso che mantiene il tema un tabù e indebolisce l’efficacia delle campagne di sensibilizzazione.

Quali sintomi non vanno ignorati e quando fare un test?

Secrezioni vaginali, uretrali o anali, dolore al basso ventre, macchie sulla pelle, vescicole o lesioni papillomatose sono segnali da non sottovalutare. Una diagnosi precoce è fondamentale. I test rapidi in farmacia, anche anonimi, possono offrire un primo orientamento. In caso di positività, però, serve sempre la conferma in laboratorio e la valutazione del medico per impostare la terapia. Dopo un rapporto a rischio o in presenza di sintomi, è consigliabile rivolgersi agli ambulatori dedicati, dove oggi più infezioni possono essere identificate con un unico tampone grazie ai pannelli molecolari multipli.

Le IST possono compromettere la fertilità?

Sì, ed è uno degli aspetti più insidiosi. Le infezioni da gonorrea e clamidia, se non trattate, possono attenuare i sintomi ma cronicizzarsi. Nella donna possono evolvere in malattia infiammatoria pelvica mentre nell’uomo in orchite o epididimite cronica. In entrambi i casi, il rischio è una riduzione della fertilità fino all’infertilità.

Il preservativo basta per proteggersi davvero?

Il preservativo è lo strumento fondamentale contro le IST e non va considerato solo un contraccettivo. Riduce il rischio di infezioni trasmesse con l’eiaculato, anche se non offre una protezione totale: alcune si diffondono anche per contatto tra mucose o con la pelle dell’area genitale.

Esistono altri strumenti di prevenzione?

Sì. Il primo è l’educazione sessuale: conoscere i rischi è la base della prevenzione. Sul piano farmacologico, per l’HIV esistono terapie da assumere prima (PrEP) o dopo (PEP) un rapporto a rischio per ridurre la possibilità di infezione. Per alcune infezioni batteriche, come la sifilide, è disponibile anche la doxiPEP: un antibiotico assunto dopo l’esposizione, sempre su indicazione medica. La prevenzione passa anche da relazioni sane e consapevoli, in cui nessuno si senta spinto a pratiche non sicure. Proteggersi dalle IST significa anche ridurre il rischio di alcuni tumori, come quello dell’utero legato al papillomavirus.

Qual è oggi l’impatto di HIV e AIDS in Italia?

In Italia l’HIV è uscito dalle cronache, non perché sconfitto, ma perché le terapie lo hanno reso meno visibile e meno temuto. Chi ha vissuto gli anni Ottanta ne ricorda ancora l’impatto, mentre le nuove generazioni tendono a sottovalutarne i rischi. Eppure i dati dell’Istituto Superiore di Sanità per il 2024 parlano chiaro: quasi 2.400 nuove diagnosi in un anno, con un’incidenza di 4 casi ogni 100.000 abitanti. Sono numeri alti, altissimi. Per l’AIDS i casi sono più contenuti, ma si tratta della fase più grave dell’infezione da HIV, ancora potenzialmente mortale. Nel 2024 sono stati 450, pari a 0,8 ogni 100.000 residenti.

Come si cura oggi l’HIV?

L’evoluzione delle terapie è stata straordinaria. Dalle numerose pillole quotidiane con effetti collaterali importanti si è passati a una sola compressa al giorno con più principi attivi. Da circa due anni è disponibile anche una terapia iniettiva a lunga durata: un’iniezione intramuscolare ogni due mesi, somministrata in ambulatorio. Per queste cure l’aderenza è fondamentale: se la cura viene interrotta, il virus riprende a replicarsi, con ricomparsa dei sintomi e rischio di contagio. Seguite correttamente, le terapie attuali azzerano il virus nel sangue e impediscono la trasmissione, con un impatto decisivo anche sulla salute pubblica.