Il gesto atletico e il mito: Verona alle origini dello sport
di Erika Prandi | 18 Febbraio 2026Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 rappresentano un evento molto importante anche per la nostra città, che vivrà momenti di grande rilevanza internazionale grazie alla presenza, soprattutto, dell’anfiteatro romano in grado di ospitare fino a 30mila spettatori. Una cerimonia contemporanea che si svolge in un luogo antico, costruito circa 2mila anni fa dai romani stanziati a Verona per offrire ai cittadini grandiosi spettacoli come lotte tra gladiatori e combattimenti con animali feroci.
Ovviamente non si può parlare di sport vero e proprio come lo intendiamo noi oggi sebbene anche i romani praticassero discipline come la lotta, il pugilato, la corsa a piedi o con i carri, le gare equestri e il lancio del disco/del giavellotto/del peso. Tutte di derivazione ellenica, patria dei giochi olimpici. Sappiamo cosa si svolgeva all’interno dell’Arena grazie ai manufatti conservati al Museo Archeologico al Teatro Romano. Tra questi vi è un oscillum a pelta datato all’età augustea che presenta su un lato la scena di un gladiatore che combatte contro un grande felino e dall’altro la Sfinge davanti a dei resti umani. È l’unico tra i vari oscilla con una scena gladiatoria. Una spiegazione che ne dà Margherita Bolla in una pubblicazione del 2002 è che la scena rimanda all’idea de «l’esaltazione della capacità dell’uomo di affrontare grandi pericoli con l’ausilio del coraggio e dell’intelligenza». Qui lo sport è lotta, tensione estrema tra vita e morte. L’immagine oscillante, pensata per muoversi con l’aria, amplifica il senso di instabilità e pericolo, restituendo tutta la drammaticità di uno spettacolo che era al tempo stesso rituale, intrattenimento e affermazione di potere.


Il rapporto tra uomo e animale attraversa i secoli fino ad arrivare a noi. Ma se parliamo di cavalli, la storia diventa più complessa. Sappiamo che nel Veneto il cavallo ha sempre occupato un ruolo centrale tanto che gli stessi Omero ed Euripide ne hanno celebrato la fama. Nel 440 a.C., infatti, Leonte di Sparta vinse la 85^ Olimpiade grazie ai cavalli veneti. Non possiamo, quindi, non citare la bellissima slitta da corsa per tiro singolo con attacchi e collare per cavallo conservata al Museo Miniscalchi Erizzo e datata al terzo quarto decennio del Settecento. È un oggetto sorprendente per una città poco avvezza alla neve; eppure, i documenti raccontano che nel gennaio del 1767 Verona si trasformò: la Bra si riempì di slitte “di nuova invenzione”, riccamente decorate, trainate da cavalli bardati con piume e ori.
Non fu un semplice divertimento aristocratico, ma una vera messa in scena della velocità e della competizione, dove lo sport invernale divenne esibizione sociale e spettacolo urbano. La raffinatezza delle pitture – Tritoni, Nereidi, cavalli marini – lega idealmente la corsa sulla neve al mito, trasformando l’agonismo in racconto visivo. Dal combattimento nell’Arena alla corsa sulla neve, Verona conserva così una memoria visiva dello sport che dialoga con le Olimpiadi di oggi.


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