Padre Eliseo Tacchella torna in Congo: «La missione è prima di tutto ascolto»
di Redazione | 18 Febbraio 2026Dopo otto anni trascorsi in Italia, padre Eliseo Tacchella riparte per la Repubblica Democratica del Congo. Per lui non è una destinazione nuova: nel Paese africano ha già vissuto 30 anni di ministero missionario. Ora lo attende la missione di Isiro, nel nord-est del Paese, dove i Missionari Comboniani sono presenti da decenni.
Missionario comboniano, padre Tacchella appartiene all’istituto fondato da Daniele Comboni, il vescovo veronese che nell’Ottocento lanciò il celebre programma del “salvare l’Africa con l’Africa”, intuizione che ancora oggi orienta il carisma comboniano.
Il ritorno in Congo, racconta, ha anche una dimensione personale e affettiva: «Dopo otto anni di permanenza mia in Italia, ritorno in Congo. E sono contento di tornare perché c’è un po’ di mal d’Africa, che tutti conosciamo: qui in Italia non ci sono medicine per curarlo, e allora bisogna tornare giù».
Parole semplici, ma che restituiscono il legame profondo costruito in tre decenni di vita condivisa con le comunità congolesi. Il tempo trascorso in Italia, però, non è stato una parentesi sterile. Al contrario, lo definisce un periodo di rilettura e maturazione: «Otto anni in Italia per me sono stati utili, non pensavo, però sono stati utili per rivedere, rielaborare i trent’anni passati in Africa. Quando ti stacchi, quando vedi le cose da lontano, le vedi meglio».
La missione in Italia: le scuole come frontiera
A Verona, dove ha vissuto negli ultimi anni, padre Tacchella ha incontrato soprattutto il mondo della scuola: «Ho scoperto anche cosa vuol dire “missione” in Italia, e soprattutto grazie al lavoro nelle scuole. È proprio lì l’apostolato: lì puoi incontrare tutti i giovani di tutte le categorie, di tutte le ideologie, ed è proprio un luogo missionario».
Non nasconde la gratitudine per l’accoglienza ricevuta: «A Verona ho trovato un’accoglienza straordinaria. Non lo dico io da solo, ma lo dicono anche tutti i miei confratelli che lavorano qui. Da una parte mi dispiace anche partire, perché mi stavo anche trovando bene. Però sono contento più di partire».
Isiro e i villaggi: una scelta di periferia
La nuova destinazione sarà la missione di Isiro, una grande parrocchia strutturata che comprende circa cinquanta villaggi. Padre Tacchella immagina già la sua priorità pastorale: «Credo di dedicarmi più ai villaggi fuori che al centro, perché il centro è già molto animato».
Quando gli si chiede che cosa significhi per lui “missione”, la risposta è netta e scandita in tre passaggi. Il primo è l’ascolto: «Per me il concetto di missione è prima di tutto ascoltare, mettersi all’ascolto della gente. Solo dopo viene l’annuncio del Vangelo. E bisogna annunciarlo come diceva San Francesco: e se è necessario anche con la parola. Ma annunciare soprattutto con la vita».
Infine, il riferimento diretto al carisma comboniano: «Gli africani devono diventare protagonisti, noi siamo chiamati a tirarci un po’ indietro per dar spazio, per lasciare loro portare avanti. Vado per condividere, per stare insieme con loro, per vivere con loro. Per essere un segno dell’amore di Dio in mezzo a loro fin quando il Signore vorrà. Non vado con nessun progetto prefabbricato, ma vorrei proprio mettermi prima di tutto all’ascolto dei congolesi».


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