Verona ricorda Lina Arianna Jenna: posata una nuova pietra d’inciampo in via Emilei
di Redazione | 29 Gennaio 2026Oggi è stata posata in via Emilei 24 una pietra d’inciampo di Verona intitolata a Lina Arianna Jenna, scultrice e poetessa veronese di origine ebraica.
Erano presenti il sindaco, Damiano Tommasi, Riccardo Stabile in rappresentanza del prefetto Demetrio Martino, Bruno Carmi in rappresentanza della Comunità Ebraica e Roberto Israel per l’Associazione Figli della Shoah, sezione di Verona. Numerose le autorità e i cittadini presenti, tra cui anche due istituti scolastici: le Edres e il liceo Maffei.
A posare la pietra d’inciampo, assieme al sindaco, sono stati alcuni componenti della famiglia Jenna: Paolo Ruggero Jenna, Andrea Jenna, Daniele, Davide e Arianna Reichenbach.
L’assessore alla Memoria storica Jacopo Buffolo ha ribadito: «Con questa posa arriviamo alla quinta pietra d’inciampo nella nostra città. Le pietre d’inciampo fanno parte di un monumento diffuso europeo che ricorda come le barbarie nazifasciste abbiano colpito l’intero continente, e come anche Verona sia stata luogo di deportazioni razziali e politiche. Queste pietre ci ricordano due verità fondamentali. La prima è che tra di noi ci furono persone che furono corresponsabili di quelle deportazioni, che le favorirono e le applicarono: le milizie fasciste e il sistema nazista. La seconda è che, per fortuna, nella nostra città ci fu anche chi non rimase indifferente. Ci furono uomini e donne che aiutarono a nascondere persone di origine ebraica, chi si unì alla Resistenza, chi rischiò la propria vita per salvare quella degli altri. Ricordiamo in particolare i Giusti, noti e sconosciuti, che oggi definiamo Giusti fra le Nazioni. Questo è il messaggio che vogliamo lasciare a chi cammina nelle strade di Verona e, anche simbolicamente, “inciampa” in queste pietre e in queste storie: non essere mai indifferenti a ciò che accade intorno a noi. L’indifferenza, a piccoli passi, ha aperto la strada alle brutalità del Novecento. Il nazismo e i campi di concentramento non sono nati all’improvviso, ma sono stati il risultato di un lungo processo di decadimento degli Stati liberali. Ricordare oggi significa assumersi una responsabilità nel presente: reagire, non voltarsi dall’altra parte di fronte alle ingiustizie che ancora attraversano il nostro mondo. Guardare in basso, dove camminiamo, per poi alzare lo sguardo e continuare a costruire, insieme, un mondo più giusto».
«La famiglia Jenna è stata pesantemente colpita dalle leggi razziste. A Verona – è intervenuto Roberto Israel – vivevano allora circa 300 ebrei, ci sono state persone che hanno aiutato a nasconderli altre che purtroppo li hanno denunciati. Paolo Ruggero Jenna e Davide Reichenbach hanno ricordato la figura di Jenna, intellettuale nata a Venezia il 17 dicembre 1886 da da Riccardo Jenna e Ida Orefici, Livia Arianna Jenna fu figura di spicco nella vita culturale veronese tra le due guerre. Diplomatasi come maestra, proseguì la sua formazione artistica all’Accademia Cignaroli di Verona, dedicandosi con passione alla scultura e alla poesia. Il palazzo di famiglia in via Emilei divenne un vivace cenacolo letterario che ospitava personalità del calibro di Umberto Zerbinati, Cesare Giardini, Ugo Veniero D’Annunzio, Vittorio Malpassuti, Eugenio Gara e Lionello Fiumi, mentre Livia manteneva rapporti anche con Lorenzo Montano. Donna riservata ma attiva nella scena culturale cittadina, partecipò a letture pubbliche di poesia in Gran Guardia, a eventi di beneficenza della Croce Rossa e alle iniziative del Gruppo Veronese per la Rinascita dell’Arte. Nel 1929 prese parte alle celebrazioni del centenario della morte di Cangrande della Scala a Castelvecchio, dove interpretò quadri viventi in costume e recitò versi antichi accompagnata dal liuto. Come scultrice, Livia Jenna espose le proprie opere in importanti rassegne nazionali: a Napoli nel 1913, alla XXXVII Esposizione d’arte della Società di Belle Arti di Verona nel 1921, fino alla Rassegna femminile al Castello Sforzesco di Milano nel 1930. Fu in contatto artistico con Felice Casorati. I suoi testi poetici apparvero in antologie e riviste dell’epoca, ottenendo maggiore riconoscimento postumo grazie alla pubblicazione curata da Lionello Fiumi nel 1956 per la collana Misura. Durante la Seconda Guerra Mondiale, nonostante le pressanti raccomandazioni ad allontanarsi, Livia scelse di rimanere a Verona per assistere il padre ottantenne e malato. Il 2 giugno 1943, pochi mesi dopo la morte del genitore, fu arrestata dai nazisti. Dopo due giorni di detenzione al forte di San Leonardo, venne trasferita a Fossoli e poi, il 26 giugno, deportata ad Auschwitz insieme al fratello Ruggero, arrestato contemporaneamente a Bosco Chiesanuova. Livia Arianna Jenna fu vista viva l’ultima volta nei primi giorni di marzo 1945 nel piccolo campo di Bergdorf, dove presumibilmente morì. La data ufficiale presunta della sua morte è il 20 marzo 1945. In Sala Farinati si è tenuto un convegno su di lei a cura dei Figli della Shoah dal titolo “Livia Arianna Jenna e i Giusti della Questura».
Pietre d’inciampo alla memoria
L’iniziativa di restituire dignità e di ricordare le vittime del fascismo e del nazismo attraverso una piccola pietra che riporta i dati essenziali delle loro biografie è dovuta all’artista tedesco Gunter Demnig, che dal 1996 ne ha posate in tutta Europa oltre 100.000, realizzando così il più grande museo diffuso esistente.


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