Roberto dal Negro pneumologo

Roberto Dal Negro: «La percentuale di vaccinati in Italia è ridicola, forse la più bassa d’Europa»

di Claudio Capitini | 23 Gennaio 2026

Ogni due secondi, nel mondo, una vita si spegne prematuramente a causa di malattie croniche non trasmissibili come cancro, diabete o patologie cardiache e polmonari. Tra queste, l’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l’allarme sulla polmonite, tornata a riempire ospedali e terapie intensive proprio mentre, in Veneto, l’influenza tocca i suoi picchi storici. Ospite di Verona Salute su Radio Adige TV, il professor Roberto Dal Negro, voce autorevole della pneumologia, ha fatto chiarezza su questa nuova emergenza, spiegandone l’evoluzione clinica e i rischi attuali.

Perché le polmoniti sono tornate a colpire così duramente?

È un problema che parte da lontano. Trent’anni fa pensavamo che le polmoniti fossero un capitolo chiuso, superato grazie agli antibiotici. Negli anni ’30, farmaci come la penicillina erano imbattibili perché agivano su popolazioni che non avevano ancora sviluppato resistenze e su infezioni che all’epoca erano quasi esclusivamente batteriche.

Cosa è cambiato rispetto al passato?

Siamo passati da una prevalenza batterica a una virale. Se un tempo l’antibiotico era la soluzione definitiva, oggi i virus respiratori sono molto diffusi e rendono inutile quel tipo di terapia. I batteri circolano ancora, ma non sono più i principali responsabili dei ricoveri ospedalieri.

Quanto incide la resistenza ai vaccini sulla diffusione di queste infezioni?

Incide molto. Per l’influenza, che è una delle cause principali, l’unico vero argine è il vaccino, poiché non esistono antivirali specifici. Purtroppo, in Italia le percentuali di vaccinazione sono ridicole, tra le più basse d’Europa, e questo lascia campo libero alla circolazione dei ceppi virali più pericolosi.

Perché non esistono vaccini per ogni tipo di virus respiratorio?

Perché è tecnicamente impossibile. Alcuni virus mutano la propria genetica ogni venti giorni: non c’è il tempo fisico per identificarli, produrre un siero e distribuirlo. Ci concentriamo quindi sui ceppi più stabili e aggressivi. Nonostante questo, quando è disponibile, la copertura vaccinale resta la nostra difesa migliore.

La polmonite può colpire a qualsiasi età?

Purtroppo non esistono fasce immuni. Fenomeni come la bronchiolite sono sempre esistiti e un tempo erano la causa principale delle “morti bianche” nei lattanti. Oggi, però, queste infezioni hanno allargato il loro raggio d’azione colpendo duramente anche gli anziani: il virus respiratorio sinciziale, ad esempio, sta colpendo in modo massiccio e trasversale persone di ogni età.

Quali sono i segnali d’allarme e come si sviluppa la polmonite?

Tutto può iniziare come un banale raffreddore, ma se i sintomi persistono bisogna prestare attenzione. Il primo segnale è spesso la trasformazione della tosse, che da secca diventa catarrale, con un cambiamento nel colore delle secrezioni. Se la febbre non scende dopo i primi due giorni, il quadro clinico si sta complicando. Il campanello d’allarme scatta quando compaiono difficoltà respiratorie, dolore al torace e una profonda astenia, ovvero una spossatezza tale da impedire le normali attività. 

Quando la polmonite diventa grave e quali sono i segnali d’allarme?

Il pericolo aumenta quando i parametri vitali subiscono alterazioni sensibili. Uno dei segnali più critici è la frequenza cardiaca che resta costantemente elevata, accompagnata da una respirazione più corta e frequente. Un altro valore fondamentale da monitorare è la saturazione dell’ossigeno. In presenza di questi segnali, la situazione non può più essere trascurata e richiede un intervento medico.

Qual è la terapia per le polmoniti e come si interviene?

La terapia è oggi prevalentemente empirica, basata sull’esperienza e sull’osservazione clinica. Non possiamo attendere i tempi di un esame batteriologico, che darebbe risposte solo dopo quindici giorni, dobbiamo essere rapidi per evitare che il quadro degeneri in modo irreversibile. Nelle terapie tradizionali si faceva largo uso di antibiotici ma oggi la causa delle infezioni è prevalentemente virale. Gli antibiotici vengono spesso prescritti solo per “scrupolo”, ma non offrono un reale aiuto se all’origine non c’è un batterio. Il vero limite attuale è che, per molte di queste forme virali, non esistono ancora antivirali specifici.

Qual è il segnale tipico di un’aggressione virale?

Il campanello d’allarme principale è una tosse secca e irritativa che non dà tregua, accompagnata da una febbre che persiste oltre le 24-36 ore. Questo corredo di sintomi è il segnale tipico di un virus che sta attaccando l’apparato respiratorio e richiede un monitoraggio immediato.

Perché la tosse secca è così tipica delle infezioni virali?

La nostra mucosa bronchiale è protetta da una fitta rete di ciglia che filtrano gli agenti irritanti. Il virus agisce come un incendio che “rade al suolo” questa protezione, lasciando scoperte le terminazioni nervose sottostanti: è proprio questa esposizione a causare la tosse secca e insistente.

Si può guarire completamente dalla polmonite?

Nella grande maggioranza dei casi la guarigione è totale, ma tutto dipende dalla tempestività dell’intervento. Il rischio reale nasce quando la patologia viene sottostimata all’inizio: trascurare i primi segnali può portare a complicazioni serie.

Quali sono i rischi di una diagnosi tardiva?

Se non si interviene rapidamente con una valutazione obiettiva del torace, l’infezione può progredire per settimane senza la cura corretta. In questi casi, il polmone può riportare segni di cicatrizzazione irreversibile, compromettendo la piena funzionalità dell’organo. Per questo la visita medica immediata resta l’arma più efficace per una guarigione completa.