Autonomia… che rivoluzione!
di Sara Avesani | 23 Gennaio 2026A volte ho l’impressione che molti genitori di oggi abbiano tolto ai figli la possibilità di cadere, di inciampare. Come se ogni passo, anche il più breve, dovesse essere corretto, sicuro, approvato e certificato. E invece è proprio quell’andatura irregolare, che non rispetta tempi né aspettative, fatta di soste e ripartenze, a costruire nel tempo il loro equilibrio.
Quando sono piccoli mentre stanno andando dal divano al tavolo, li guardiamo come se stessero attraversando l’Himalaya e, nel dubbio, li prendiamo in braccio. Per sicurezza. Per amore. Per fretta. Il tema dell’autonomia è diventato quasi rivoluzionario. I bambini dovrebbero esplorare il mondo con mani, ginocchia e qualche bernoccolo strategico. Invece li vediamo sempre più fermi, più dipendenti, più stanchi. Poi ci chiediamo perché si frustrano, perché si arrabbiano, perché al primo ostacolo crollano come castelli di carte. Forse perché non li abbiamo mai lasciati costruire quel castello? Ho letto che ad un certo punto abbiamo perfino deciso che allacciarsi le scarpe fosse un trauma evitabile. Meglio lo strappo: rapido, silenzioso, genitore-friendly. Peccato che insieme ai simbolici lacci abbiamo tolto di fatto l’esperienza di provare, fallire, riprovare. Lo stesso vale per bottoni, zip, giacche o per tagliare una pizza, sbucciare una mela al suon di “faccio io che facciamo prima”. Sì, facciamo prima. Loro però crescono dopo. Dovremmo invertire questo modo di approcciarsi ai bambini che rincorre un trend sociale completamente sbagliato.
Abbiamo paura di tutto: del freddo, della pioggia, del fango, degli alberi. Se piove non si esce, se c’è fango ci si sporca, se c’è un albero qualcuno potrebbe arrampicarsi e diventare felice, il che è chiaramente sospetto. Meglio la cameretta, meglio il tappetone morbido, meglio il controllo totale. Lasciarli fare è faticoso. Richiede tempo, pazienza e una certa resistenza emotiva nel guardare qualcuno infilare la maglia al contrario per la quinta volta. Ma è lì che diventano grandi. Fidarsi non significa sparire: significa fare un passo indietro. Che, ammettiamolo, per noi genitori è spesso la cosa più difficile, ma sicuramente anche quella più giusta.


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