Camilla Fezzi, da Verona alla Caltech sognando il Premio Nobel
di Erika Funari | 2 Gennaio 2025Sono le 8 in punto del mattino a Pasadena, in California, e dall’altra parte del telefono una voce sorridente. È Camilla Fezzi, orgoglio veronese di 19 anni: è una dei 25 migliori studenti d’Italia e il mese scorso il Presidente Mattarella l’ha nominata Alfiere del Lavoro. Una piccola parentesi nostrana dalla sua avventura americana dove è una dei 220 studenti della Caltech (California Institute of Technology), una delle Università più prestigiose del mondo che vanta oltre 30 premi Nobel. Mentre iniziamo l’intervista, suonano alla porta. È il fattorino e Camilla, gentile per natura, ritira l’ordine della bakery per i suoi compagni. Parla perfettamente inglese e ha già un accento americano. È nel suo mondo. Ma il viaggio per arrivare lì, dove si trova ora, è stato tutt’altro che facile: «Ho cercato su Google “come entrare nelle migliori università del mondo” e lì si è aperto un universo: con il supporto dei miei genitori sono entrata in un vortice di test, esami, richieste in 27 università diverse tra Regno Unito e Stati Uniti scrivendo oltre 60 saggi».
Come è nata la tua passione per le studio e soprattutto per le materie scientifiche?
Mi è sempre piaciuto studiare e ho frequentato il Liceo Classico Alle Stimate, anche se la mia vera passione è la matematica; ho scelto un indirizzo umanistico perché mi permetteva di studiare più materie… o forse, come dice mio fratello Matteo, perché a me piace tutto e non riesco mai a scegliere (ride, ndr). Mi sono appassionata al DNA durante una lezione in DAD ma ho capito come trasformarla in futuro qualche tempo dopo, durante una vacanza in montagna provando a fare i test di medicina insieme a Jacopo, amico di mio fratello. Mi piaceva, mi venivano bene. Ci penso, ci ripenso e sulla seggiovia, con gli scii ai piedi, dico a mio papà che da grande voglio fare il medico. Avevo preso una decisione, ma la sua risposta mi mette in crisi: “Camilla. Perché “solo” il medico. Hai mai pensato di giocare un altro campionato?”. Le metafore calcistiche sono di casa in famiglia, ma quella non l’avevo proprio capita e mi fa ridere pensandoci adesso.

Quando hai scelto la Caltech? O meglio, quando sei stata scelta?
La richiesta alla Caltech l’ho inviata con leggerezza perché ero convinta che non mi avrebbero mai accettata. Infatti, dopo aver fatto un tour in America con papà, mi ero iscritta alla Johns Hopkins a Baltimora. Il giorno dopo mi arriva una mail dalla Caltech e subito chiamo all’appello la famiglia davanti al pc. A cliccare, come sempre, è stato il “dito magico” della mamma, è lei che porta fortuna. Mamma clicca e… coriandoli con scritto “congratulations”. Scoppio a piangere.

Qual è la tua giornata tipo?

Mi sveglio molto presto, alle 6, e vado dalla mia cavalla Deese: è lei la mia compagna di viaggio e ci alleniamo tutti i giorni in vista della competizione di gennaio. Poi torno in camera, studio e vado a lezione fino alla pausa pranzo; poi lezioni e cena in Casata. Qui alla Caltech faccio parte della casata degli sportivi e ho anche creato un club di avvicinamento all’equitazione, l’EQUIscience Riding Club.
Qual è il tuo grande sogno? Quello che stai inseguendo dall’altra parte del mondo?
Vorrei studiare ancora tanto per aiutare gli altri attraverso la ricerca clinica oncologica, poi vorrei anche diventare una campionessa di equitazione e, visto che come dice mio fratello non so scegliere, tengo tutti i sogni compreso quello luminoso del Premio Nobel.
A quasi 10mila chilometri di distanza, qual è il ricordo di Verona che porti nel cuore?

Le passeggiate in Piazza Erbe la domenica pomeriggio con mia mamma, io e lei insieme mentre chiacchieriamo nella nostra Verona. Mi manca tanto.


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