Silenzi pieni di vita

di Redazione | 15 Settembre 2013
Tutte le nostre attività quotidiane “normali” richiedono necessariamente l’utilizzo dell’organo dell’udito, dandolo il più delle volte per scontato. Questo perché in larga misura l’orecchio compie bene il proprio lavoro senza che ce ne accorgiamo. L’udito è l’unico senso che ci permette di sapere cosa succede nel nostro ambiente, non dobbiamo guardare fuori dalla porta per…

Tutte le nostre attività quotidiane “normali” richiedono necessariamente l’utilizzo dell’organo dell’udito, dandolo il più delle volte per scontato. Questo perché in larga misura l’orecchio compie bene il proprio lavoro senza che ce ne accorgiamo. L’udito è l’unico senso che ci permette di sapere cosa succede nel nostro ambiente, non dobbiamo guardare fuori dalla porta per capire che è arrivato qualcuno, il suono del campanello ci avverte. Questa abilità fornisce importanti vantaggi per la sopravvivenza di tutte le specie animali e per lo stesso linguaggio orale, che richiede una sofisticata e rapida analisi dei suoni di cui è composto, per garantire proprio alla struttura dell’orecchio e in particolare dell’orecchio interno, di essere compreso.

La sordità e i disturbi uditivi costituiscono un problema ancora oggi sottovalutato, nonostante colpisca il 12% della popolazione italiana. Secondo campioni distribuiti dall’ente nazionale sordi solo il 15% del campione delle persone visitate l’anno scorso, ritiene di avere una buona conoscenza del problema sordità, mentre il 51% pensa di avere una preparazione sufficiente e ben il 34% inadeguata. Sono dati che dovrebbero farci riflettere. Il problema sordità colpisce a tutte le età, anche durante l’età infantile. Si stima che per ogni mille neonati ci siano 1-1,5 bambini che nascono con problemi all’udito. È per questo, che lo screening neonatale è importante. Senza diagnosi precoce, infatti, questa patologia rischia di essere invalidante e causare una vera e propria disabilità. Quella che siamo a raccontare è una storia speciale, vera. Una vita fatta di forza e amore tra una madre e un figlio che con determinazione superano il “problema” per vivere nella quotidianità e normalità.

Mario è il terzo di tre fratelli maschi, nasce forte e arzillo ma, a causa di una probabile infezione e una cura sbagliata, all’età di due anni perde l’udito. I genitori accortisi del problema fanno il tutto per tutto: corrono di qua e di là per sentire pareri diversi, per farsi rassicurare, per sapere la verità, per capire. Idee contrastanti e il problema persiste. Il piccolo non sente. Ed è proprio qui che la persona fa la differenza. Mamma Graziella vuole che suo figlio conduca una vita normale, che non si fermi davanti a nulla, che vada a scuola come tutti gli altri, che possa giocare a pallone la sua grande passione, trovare un buon lavoro e perché no, farla preoccupare per tutti i problemi che i ragazzi danno. Determinata e piena di fede inizia un lungo calvario, per oltre otto anni Mario e mamma Graziella scendono dalla montagna e raggiungono quotidianamente la città per essere seguiti da una logopedista che insegna a Mario come capire le persone e come parlare con loro.

Molti giovani sordi sono a rischio d’isolamento perché insicuri della loro comunicazione? Come hai affrontato personalmente il problema? In tutto questo lo sport può giocare un ruolo significativo? Non sono stati anni facili ma posso solo ringraziare mia madre e la mia famiglia. Con loro ho saputo superare ogni tipo di difficoltà, ho studiato e faticato. Ricordo ancora quando stanco e arrabbiato perché non riuscivo a fare i compiti mi ritrovavo al tavolo con mio fratello che con calma e pazienza mi aiutava e mi spiegava come fare. La mia grande passione per il calcio ha poi fatto il resto. Fare sport aiuta a inserirti in un gruppo e come tutti gli altri ragazzi mi sono inserito. Mi piace la compagnia e fare festa. Ancora oggi, nonostante gli apparecchi e un buon uso della parola riscontro qualche difficoltà “tecnica” ma so che posso farcela.

Che genere di difficoltà? Per aiutarmi a sentire porto degli apparecchi acustici. Questi mi sono si d’aiuto ma, talvolta hanno qualche problema. Ambienti troppo chiusi, la musica alta o lo stesso chiacchierio di più persone mi disturba. Passo il tempo a capire quanto regolare il volume, il motivo per cui fanno eco, perché uno funziona e l’altro no e una volta stabilito ecco che arriva il modello nuovo, più evoluto e i vecchi vanno sostituiti. Questo mi fa disperare, assieme al fatto che il costo economico è considerevole.

Torniamo a parlare di calcio. La tua carriera, nel mondo del calcio dilettantistico veronese, è prestigiosa e il tuo curriculum, da non sottovalutare? Non esageriamo. Diciamo che sono piuttosto veloce sulle fasce e giocando da diversi anni ho esperienza in campo. Negli anni passati ho giocato per società rilevanti ma negli ultimi anni per impegni di lavoro ho preferito giocare vicino a casa e con gli amici di sempre. Da due anni sono in terza categoria per il team Lessinia. Siamo un gruppo affiatato e facciamo squadra in campo e fuori.

Mario secondo te c’è qualcosa della vita che la sordità può far “sentire” in un modo tutto originale e particolare? Sicuramente! Il sordo, proprio perché è sordo sviluppa naturalmente di più la vista. Noi sordi è come se avessimo “quattro occhi”, è come se la vista fosse a 360°, è come se sentissimo con gli occhi. Riusciamo a coglier anche le cose più piccole e, nel mio caso, utilizzo molto la lettura labiale, per questo mi sforzo molto con la vista. Non è facile, anzi è molto faticoso utilizzare la vista per poter “sentire” e per capire, però, il fatto di sentire e di percepire le cose anche più piccole per me è molto bello e importante.