Tocatì in anteprima: il ToCasa, gli gnocchi di zia Imperia e tutto il resto
di Redazione | 30 Agosto 2019«Un viaggio domestico nelle case dei veronesi»: questa è la definizione da manuale per cercare di descrivere un’esperienza che fugge, decisamente, schemi e programmi. Un aperitivo casereccio sul terrazzo, una chiacchierata breve e densa sul divano di una vita: il ToCasa è questo. E tutte le storie lontane che si intrecciano insieme, nel tempo semplice del tragitto dalla cucina alla sala da pranzo.
Un piatto di gnocchi della Zia Imperia. La leggenda narra che tutto partì da lì, da un tavolino del Bar al Ponte. Quali novità si potevano portare al Tocatì, una manifestazione che stava avendo sempre più successo?

«Versemo le porte delle case!» buttò lì uno.
«Te sì mato! Ci vùto che el le faga nà roba del genere?» risposero gli altri.
«La verso mì la mè casa! – sorrise Zia Imperia – E gnocchi par tutti!»
«Il Tocasa nasce da questo episodio» racconta Nicola Trois, istrionico e vulcanico conduttore della fortunata serie “Vi ci porta Trois” di TeleArena. «Fu un colpo di fulmine: andai a casa della Zia Imperia, c’era pieno di gente! L’acqua bolliva e gli gnocchi andavano e venivano. Lei faceva la sarta e nel suo salotto campeggiavano i manichini con i vestiti delle opere liriche dell’Arena. Una cosa pazzesca, emozionante».
La casa di Nicola, in centro storico, da allora è meta del Tocasa. «Racconto della Verona che non c’è più» mi dice con gli occhi che s’illuminano. «Parlo dei ponti, dell’Adige, dei mulini che qui, una volta, macinavano di tutto. Lo faccio indicando il percorso dalle finestre di casa mia. E poi ancora i campanili, le chiese, la Torre dei Lamberti».

Una Verona in bianco e nero. Istantanee continue, Nicola è un fiume in piena. «Parlo anche di Sottoriva e della piazza che, una volta, chiamavano la giarina. Era un via vai continuo, un mercato perenne sia la mattina che la sera. I mulini macinavano anche di notte e le barche dei trentini affollavano l’Adige. Lo street food lè partio da qua. Se mangiava quel che ghèra, e l’èra come essàr a Times Square». E poi ancora «C’è gente che viene solo per il ToCasa. Seguono gli indizi riportati sulle mappe della manifestazione e cercano gli scudi verdi che indicano le abitazioni. È come se fosse una caccia al tesoro».
È tutta questione di curiosità, di emozioni. «La relazione che si instaura con chi ti entra in casa è incredibile. Sembra strano ma è così. È un rapporto binario: da una parte sei tu che racconti della tua città e nelle tue parole la riscopri, perché diamo sempre per scontato quello che abbiamo sotto gli occhi. L’ospite invece entra in punta di piedi, con rispetto. I ragazzini poi sono speciali perché con le loro domande, risvegliano anche la curiosità e i ricordi dei genitori».

E così tra una fetta di salame, un pezzo di Monte Veronese, un goto di Valpolicella e poesie decantate da autori dilettanti («Che ridere, fu epico quell’episodio!», scherza Nicola), Trois, in continuo movimento tra Verona e le sue gelaterie a San Francisco, non si perde un appuntamento. «Anche quando non gavèa la casa! In una edizione ho portato la gente nell’abitazione di un amico. L’unico dell’associazione a esserci riuscito e per questo mi prendono sempre in giro».
DOVE E QUANDO
Per scoprire come partecipare, bisogna visitare, durante i giorni del Tocatì (dal 12 al 15 settembre), il punto informativo ToFestival in Piazzetta XIV Novembre. Il ToCasa si tiene sabato 14 e domenica 15 settembre dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30.


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