Marguerite Duras e il prezzo di essere fedeli a se stessi
di Redazione | 24 Giugno 2020
Titolo: Marguerite
Autrice: Sandra Petrignani
Casa Editrice: Neri Pozza
Il LIBRO. Innamorata pazza dell’amore prima di tutto per il serbatoio narrativo che concede, Duras è stata tutto perché ha visto tutto. L’orrore nelle splendide stanze del colonialismo, la Resistenza, i corpi perduti dei campi di concentramento, il comunismo come presunta salvezza e poi come estrema punizione, il cinema e lei, la cosa per cui vale la pena rischiare di mandare al macero amicizie trentennali: la scrittura.
L’AUTRICE. Celebre per il recente La Corsara, dedicato alla vita di Natalia Ginzburg, Petrignani, giornalista e poi autrice, scrive di scrittori per aderire, sembra, prima di tutto allo stupore di lettrice, per sondarne le ragioni. In fondo, la gratitudine è una forma così pura di curiosità. Nel ricostruire le vicende di questa grandissima scrittrice, nel dire dell’amore sconsiderato per il fratello Pierre, di quello ricambiato male dalla madre e di tutti gli infiniti altri, Sandra Petrignani prova ad analizzare il terreno che permette alla scrittura di diventare la ragione di vita. Anche se sì, certo, «scrivere insegna solo a scrivere non certo a vivere».
NOTE A MARGINE. Marguerite Duras ha scritto tanto, ma è famosa soprattutto per L’amante che l’ha consegnata a frotte di lettori fedelissimi pronti ad inviarle infinite lettere piene di grazie. Lei, devastata dall’alcol, dai drammi di famiglia e dai libri capiti poco e venduti ancora meno, è stata la regina del complesso, in anticipo su ogni terreno. Aveva una sensibilità al limite del comunicabile, come le dirà qualcuno. Troppo per tutti, anche per se stessa, sempre condannata a quella punizione suprema cui ti costringe un ardore vero, genuino, eterno. «Deve farsi perdonare che è come è, che le importa solo di scrivere».


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