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“Avatar – Fuoco e cenere”: meno meraviglia, più conflitti… ed è la scelta giusta

di Samuele Colombini | 12 Febbraio 2026

Tornare su Pandora è sempre una grande emozione, e Avatar – Fuoco e Cenere lo dimostra fin dalla prima inquadratura. James Cameron ci riporta in un mondo che ormai conosciamo, ma che continua a sorprendere, a incantare, a ricordarci perché il cinema, quando osa davvero, può ancora essere esperienza pura. Visivamente il film è uno spettacolo per gli occhi: ogni scena sembra scolpita, pensata per essere osservata, respirata, vissuta fino in fondo. La CGI raggiunge qui un livello di integrazione con il reale che rende sempre più difficile distinguere dove finisca la tecnologia e dove inizi la materia.

A differenza del primo capitolo, Fuoco e Cenere si concentra meno sulla scoperta del mondo e più sugli eventi, sulle conseguenze, sulle fratture che si aprono tra personaggi e popoli. È una scelta giusta, necessaria, anche se in alcuni momenti il film rischia di sembrare troppo simile al secondo capitolo. Paradossalmente, però, è proprio Avatar: La via dell’acqua a risultare più colpevole di questa ripetizione, mentre questo terzo episodio appare più organico, più consapevole del percorso che sta seguendo.

La narrazione procede con maggiore sicurezza, accettando di non dover continuamente stupire con nuove ambientazioni, ma puntando invece sullo sviluppo dei conflitti e dei rapporti. Una direzione che è anche figlia del passaggio di testimone nel ruolo di narratore: se nel primo Avatar avevamo un Jake giovane e inesperto che scopriva Pandora insieme a noi, e nel secondo un Jake più maturo ma catapultato con la sua famiglia in un nuovo contesto, qui lo sguardo è quello di Lo’ak, un personaggio nato e cresciuto in questo mondo. Pandora, per lui, non è una meraviglia da esplorare ma una realtà da vivere, conoscere e difendere, e questo porta a un racconto più consapevole, meno incline allo stupore continuo e più attento alle dinamiche interne. Grande risalto viene dato anche al personaggio di Quaritch, che si conferma uno degli elementi più interessanti dell’intera saga. La sua evoluzione è ambigua, alternata fra dilemmi morali e fredda crudeltà e apre interrogativi morali che vanno ben oltre il semplice ruolo dell’antagonista.

Anche la lore di Pandora sembra muoversi con decisione verso qualcosa di più grande. Il film lascia intuire che ciò che abbiamo visto finora è solo una parte di un disegno molto più ampio, preparando il terreno per rivelazioni future che potrebbero cambiare la percezione stessa di questo mondo e dei suoi equilibri.

Avatar – Fuoco e Cenere è un film che piacerà sicuramente a chi ha apprezzato i capitoli precedenti e, con ogni probabilità, continuerà a lasciare freddi coloro che non si sono mai lasciati conquistare da Pandora. Avatar è sempre Avatar, nel bene e nel male. Ma tornare in questo universo, lasciarsi avvolgere dalla sua bellezza e dalla sua mitologia, resta un’esperienza che il cinema contemporaneo, semplicemente, non può permettersi di ignorare. Ora il viaggio continua e l’attesa stessa diventa parte dell’esperienza, carica di curiosità, fiducia e desiderio, per ciò che verrà dopo.