Antonio Maria Pasciuto

Antonio Maria Pasciuto: «Il 90% delle malattie dipende dall’inquinamento»

di Claudio Capitini | 11 Febbraio 2026

La salute umana è indissolubilmente legata alla qualità dell’ambiente: ecosistemi sani garantiscono il benessere, mentre l’inquinamento atmosferico, idrico e i cambiamenti climatici causano circa il 90% delle malattie attuali. È questa la premessa da cui parte la Medicina Ambientale Clinica, disciplina che evidenzia lo stretto legame tra salute umana e salute dell’ecosistema, sottolineando come inquinamento e degrado ambientale si traducano concretamente in patologie. A occuparsi di diffondere questa consapevolezza è ASSIMAS (Associazione Italiana Medicina Ambiente e Salute), associazione senza scopo di lucro che dal 2012 informa i cittadini e forma gli operatori sanitari alla teoria e alla pratica di questa disciplina. Ospite di Verona Salute su Radio Adige TV, il dottor Antonio Maria Pasciuto, ex presidente di ASSIMAS, membro dell’Accademia Europea di Medicina Ambientale e medico specialista in Medicina Interna, ha illustrato i principi della Medicina Ambientale Clinica e le sue applicazioni concrete nella prevenzione e nella terapia delle malattie.

Quando nasce ASSIMAS e perché?

L’associazione nasce nel 2012, quasi come un passaggio naturale. Dopo essermi formato in medicina ambientale in Germania, spinto dalle evidenze scientifiche sempre più chiare sul legame tra ambiente e salute, ho sentito la necessità di approfondire le cause delle patologie. Da qui la decisione di fondare ASSIMAS.

Quali sono i fattori ambientali che oggi influiscono sulla nostra salute?

La premessa è che gli esseri viventi sono sistemi aperti, quindi siamo in continuo e ininterrotto intercambio con l’ambiente che ci circonda. L’ambiente può essere veicolo di elementi nocivi per la salute. Schematizzando, parliamo di esposizione di tre tipi: fisico, chimico e biologico. Quello fisico comprende, per esempio, il radon o i campi elettromagnetici. Quello chimico include sostanze come la formaldeide e quelle che si chiamano sostanze organiche volatili, che respiriamo anche dentro casa. Quello biologico riguarda, per esempio, le muffe, un tema molto importante e attuale che viene spesso trascurato dai medici.

Concretamente, quali sono oggi i principali rischi ambientali?

I principali rischi sono collegati con le attività essenziali e indispensabili dell’essere umano: mangiare, respirare e contattare il prossimo. Quando parliamo di alimentazione, è fondamentale non ingerire sostanze chimiche tossiche. Noi medici nella nostra formazione siamo stati abituati a sottolineare il carico possibile da germi, il botulino, le sostanze andate a male, però oggi è fondamentale allargare questa visione anche ai pesticidi e ai biocidi, che ormai si sa essere tossici e cancerogeni. L’alimentazione deve essere orientata a evitare cibi che contengono pesticidi e sostanze tossiche. Anche l’acqua è fondamentale: deve essere filtrata e non contenere, per esempio, arsenico e altri metalli tossici.

Quanto influisce l’inquinamento dell’aria sulla nostra salute?

Gli effetti più evidenti sono noti: lo smog espone a sostanze tossiche e può causare tosse, polmoniti e tumori. Oggi però molti studi collegano l’inquinamento anche alle patologie cardiovascolari, infarto compreso. Il meccanismo comune è la cosiddetta “infiammazione silenziosa”, una risposta cronica dell’organismo a sostanze chimiche, elettrosmog e altri fattori ambientali, alla base di molte malattie cardiache. Recentemente è emerso anche un legame tra aumento delle patologie cardiovascolari e inquinamento acustico, che rappresenta un ulteriore fattore di rischio.

Quanto influiscono i cambiamenti climatici sull’inquinamento ambientale?

Incidono in modo significativo. Il cambiamento climatico e il mancato ricorso diffuso alle energie rinnovabili aumentano la presenza di sostanze nocive, alimentando un circolo vizioso. Le evidenze scientifiche mostrano che queste esposizioni sono legate a patologie infiammatorie, degenerative e neoplastiche. Arrestare il cambiamento climatico è, per questo, una responsabilità collettiva

Esistono strategie di mitigazione efficaci?

Sì, e sono supportate da numerosi studi. Spesso coincidono con il semplice buon senso: il contatto con la natura, ad esempio, ha effetti concreti sulla salute. Trascorrere tempo nei boschi migliora la reattività del sistema immunitario, come dimostrano le ricerche. Per questo è fondamentale che amministratori e decisori pubblici investano in spazi verdi: sono veri luoghi di prevenzione e, in parte, anche di terapia.

Quanto può essere importante un ambiente sano?

È fondamentale, ma senza equivoci: la medicina ambientale non sostituisce quella tradizionale, la integra. Gli antibiotici hanno rivoluzionato la storia delle infezioni; la medicina ambientale amplia le possibilità terapeutiche. La chiave è sempre la causa. Se un mal di testa dipende da un tumore, si interviene chirurgicamente. Ma se è legato, per esempio, all’esposizione alla formaldeide presente in casa, limitarsi ai farmaci significa tamponare il sintomo senza rimuovere l’origine del problema. La terapia è davvero efficace quando si individua e si corregge la causa.

Quanto è importante che i cittadini adottino pratiche ambientali sostenibili nella vita quotidiana?

È essenziale, in un’ottica di collaborazione. Ognuno, nella propria famiglia, può mettere in atto scelte consapevoli utili alla prevenzione e alla salute. L’alimentazione biologica è un esempio concreto. In Paesi come la Germania è sempre più diffusa l’abitudine di acquistare prodotti sfusi con contenitori riutilizzabili, riducendo l’uso della plastica. Anche limitare il carico elettromagnetico, ad esempio spegnendo il cellulare di notte, è un accorgimento semplice ma importante, perché incide su melatonina e qualità del sonno. Parallelamente, servono scelte politiche coerenti. Investire su cibi senza pesticidi significa fare prevenzione e ridurre i costi delle patologie croniche. La sostenibilità è un beneficio per la salute, ma anche per il sistema sanitario.