Non quote rosa ma reti rosa
di Redazione | 8 Gennaio 2019Per evitare bonarie (o buoniste?) segregazioni di genere che catalogano l’imprenditoria femminile alla stregua di una specie “protetta” in perenne rischio d’estinzione, bisogna bandire la retorica e prediligere i fatti. O, in questo caso, gli elenchi. Come quello creato da Catherine Blanchard che disegna il mosaico delle tante iniziative (rosa) che producono valore a Verona e che, affidandosi ad un dialogo “pratico” potrebbero aumentare la loro massa critica, in ogni orizzonte.
Le “Pagine Bianche” dell’intraprendenza femminile. Così potrebbe chiamarsi. E come quei compendi telefonici ormai dal percepito antico, il primo elenco delle reti femminili che operano dell’area geografica scaligera nasce l’anno scorso per fare la cosa più utile del mondo: fornire contatti, fare sintesi, permettere scambi. Serve? Eccome, se guardiamo i dati del World Economic Forum che dicono, senza tante scuse, una cosa un po’ spaventosa della nostra penisola. In Italia, a fronte del più alto numero di iscrizioni rosa all’università, siamo gli ultimi sul suolo Occidentale (118 su 140 Paesi) per la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Il Gender gap (il buco nero che ancora inghiotte i diritti di una fetta della popolazione italiana) è immenso, specie se si guarda la parità di trattamento economico tra donne e uomini (siamo 126esimi).
Può un hashtag cambiare le cose? Non serve di nuovo scomodare recenti, quanto un po’ triti, esempi per rispondere di sì. Quello scelto dalla veronese di adozione Catherine Blanchard lascia pochi dubbi: #VeronaAreaGeograficaEccellente con tanto di pagina Facebook abbinata. L’idea è mappare i progetti femminili negli ambiti più disparati: nell’educazione, nella cultura, nell’economia, nelle STEAM (scienze, tecnologie, ingegnerie, arti, matematiche). Ma anche creare uno spazio social dove far germogliare il lessico della collaborazione, lontano dai linguaggi disfattisti che spesso popolano i perimetri di Facebook.
Il gruppo online e offline è nato dopo un convegno dello scorso marzo all’Ordine degli Ingegneri “Per una via femminile alla sostenibilità. Energia, ambiente e territorio”. Propositi 2019? Accogliere nuovi nomi, realtà coraggiose che non devono più essere flebili voci ma, insieme, parte di un discorso, magari progettuale, collettivo.
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