Invisibili, sul palcoscenico del carcere di Montorio
di Redazione | 25 Maggio 2017Sono andate in scena il 27 e il 28 marzo le due performance teatrali itineranti Invisibili, nei corridoi della Casa Circondariale di Verona.
Solo 30 gli spettatori ammessi, per la terza edizione del laboratorio teatrale condotto da Alessandro Anderloni.
di Marco Menini
UN’ORA d’aria piuttosto intensa quella di cui hanno goduto alcuni detenuti, che in questa loro seconda vita hanno scelto di fare gli attori. Sono andati in scena, infatti, tra il 27 e il 28 marzo due spettacoli teatrali con il titolo “Invisibili”, alla casa circondariale di Montorio. Segna così la sua terza fatica, se così la si vuol chiamare, del laboratorio teatrale organizzato dall’associazione Le Falìe, con il sostegno della Fondazione San Zeno.
Autori di “Invisibili” sono gli attori stessi, i detenuti, che guidati dal regista Alessandro Anderloni e da Isabella Dilavello, hanno raccontato una storia itinerante. Attraverso le stanze del carcere, gli spettatori ( 30 privilegiati) sono stati accompagnati in una riflessione ispirata alle “Città Invisibili” di Italo Calvino. Uno spettacolo itinerante perché «questo luogo va camminato per capirne la desolazione sonora, la cupezza della luce», spiega Anderloni.
« QUESTI SPAZI non sono progettati per educare ma forse solo per punire. Ed è solo camminandoli, guardando i colori, che si può comprendere come questa sia una città che costringe a crearsi mille città interiori». Per i detenuti il teatro può essere un’opportunità, oltre che per cercare se stessi, anche ad essere critici e a rivalutare delle scelte personali.
«Si dice che ogni uomo è un’isola», raccontano Isabella Dilavello e Alessandro Anderloni, «ma quando proviamo a visitarla, a conoscerla, quest’isola che siamo, scopriamo costruzioni, angoli, percorsi accidentati, luci, quartieri bui. Come fossimo una città, dove i desideri sono le luci che ci guidano, dove i ricordi e le memorie a volte odorano forte come spazzatura. Dove spesso ci muoviamo invisibili agli occhi di chi non ha tempo e voglia di vederci».
A chiudere lo spettacolo, l’ingresso sulla scena di Valentino, un agnellino simbolo della pace che riesce a raggiungere anche questi spazi difficili, quasi dimenticati.
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