Rocco Gaudenzi: «Le tecnologie vanno abbracciate, non subite»
di Redazione | 1 Aprile 2026L’intelligenza artificiale sta ridisegnando il mondo del lavoro, i confini tra compiti automatizzabili e attività umane, e persino il modo in cui ci relazioniamo con le macchine. A Verona, questo cambiamento ha trovato un nuovo punto di osservazione: l’Osservatorio CODE, nato dalla collaborazione tra l’Università di Verona e le strutture provinciali di CGIL, CISL e UIL. Ospite di Verona Salute, su Radio Adige TV, Rocco Gaudenzi, ricercatore e docente di Logica e Filosofia della scienza presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Verona, ha analizzato le opportunità e le sfide di questa trasformazione, tra lavoro, sanità e umanità.
Cos’è l’Osservatorio CODE e perché nasce?
L’acronimo sta per Contrattazione collettiva, Digitalizzazione, Innovazione, Competenza ed Equità. L’Osservatorio CODE è un progetto dell’Università di Verona, coordinato dal professor Marco Peruzzi, che unisce diversi dipartimenti e le organizzazioni sindacali per studiare il lavoro che cambia. Nasce proprio perché l’intelligenza artificiale e la digitalizzazione stanno trasformando rapidamente i luoghi di lavoro: per questo analizza i contratti collettivi tra aziende e sindacati, con l’obiettivo di capire e guidare queste trasformazioni in modo più equo e consapevole.
L’IA sta davvero trasformando il lavoro. Anche in ambito sanitario?
Sì, e proprio per questo rappresenta allo stesso tempo una sfida e un’opportunità: le due dimensioni sono due facce della stessa medaglia. La domanda più importante non è come andrà a finire, ma come gestire il cambiamento, perché le tecnologie sono qui per restare e vanno abbracciate, non subite. Nel settore sanitario questo è già evidente: figure come infermieri, operatori sociosanitari e addetti ai CUP stanno ridefinendo il proprio ruolo, e per questo diventa fondamentale investire in adattamento e formazione continua.
Quali sono i rischi concreti di fronte a questo cambiamento?
Una delle novità assolute dell’IA rispetto alle macchine del passato è la capacità di compiere decisioni con ricadute morali: dalla selezione dei curriculum nelle risorse umane alla diagnosi clinica. Se questa capacità viene delegata in modo totale alle macchine, si rischia il cosiddetto deskilling, ovvero la perdita progressiva di competenze e, soprattutto, di responsabilità morale da parte delle persone. La soluzione sta in un’ottica di collaborazione e cooperazione con la macchina: partecipare attivamente ai processi, senza mai abdicare del tutto al proprio ruolo di supervisori.
Qual è il ruolo dell’università nella transizione digitale e dell’IA?
L’università ha un ruolo cruciale: formare negli studenti un esercizio critico costante nei confronti dell’intelligenza artificiale. I dati e le architetture dell’IA non sono mai neutrali, e saperlo è il primo passo per governare il cambiamento invece di subirlo. La capacità critica è forse la competenza principale che l’università dovrebbe trasmettere, come condizione necessaria per partecipare davvero alle decisioni del futuro. Gli studenti oggi hanno gli strumenti per essere protagonisti, ma devono prima acquisire le conoscenze per farlo consapevolmente.
Come tenere insieme efficienza, etica e umanità in ambito lavorativo?
L’efficienza non può essere l’unico metro di misura. Qualunque guadagno in termini di produttività, dovrebbe essere reinvestito nella formazione e nella riqualificazione dei lavoratori, per rendere la transizione sostenibile. L’etica, in questo senso, non è un concetto astratto: è ciò che garantisce la tenuta del sistema nel tempo. Ogni margine di efficienza conquistato grazie all’IA andrebbe almeno in parte redistribuito, anche attraverso percorsi di aggiornamento professionale.
Come mantenere il controllo umano nell’era della tecnologia?
Si mantiene innanzitutto continuando a partecipare attivamente ai processi quotidiani: la delega alla tecnologia è utile, ma non può mai essere totale. Per questo diventa centrale il ruolo di chi supervisiona: non si limita a eseguire, ma mantiene una visione d’insieme, seguendo il processo con maggiore consapevolezza e responsabilità. È un ruolo più complesso, che richiede competenze più ampie. In questo senso, la tecnologia funziona quasi come uno specchio: ci mostra dove restiamo profondamente umani e dove, proprio per questo, dobbiamo continuare a esercitare il nostro controllo.


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