Sabrina Migliozzi: «Il gioco d’azzardo non colpisce solo chi gioca, ma anche chi gli sta accanto»
di Claudio Capitini | 11 Marzo 2026Il gioco d’azzardo patologico è oggi riconosciuto come una vera e propria dipendenza, con conseguenze profonde non solo sulla persona che gioca ma anche sulla famiglia e sul contesto sociale. Nel 2025 la spesa per il gioco d’azzardo in Italia è stimata in circa 150 miliardi di euro, una cifra che dà la misura della diffusione del fenomeno e del suo impatto economico e sociale. Ospite di Verona Salute, su Radio Adige TV, Sabrina Migliozzi, responsabile dell’Unità operativa semplice dipartimentale Gioco d’Azzardo Patologico del Dipartimento delle Dipendenze dell’ULSS 9 Scaligera, ha analizzato il fenomeno delle dipendenze legate al gioco e le principali sfide nella prevenzione e nella cura.
Quando il gioco diventa una patologia?
Esistono criteri diagnostici precisi, indicati nel DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali. Si valutano diversi aspetti: la frequenza del gioco, le somme puntate, la difficoltà a smettere e il livello di coinvolgimento nella vita quotidiana. Quando il gioco arriva a incidere in modo significativo sulla vita personale, si può parlare di gioco d’azzardo patologico.
Che rapporto c’è oggi tra gioco d’azzardo e le altre dipendenze?
Lo scenario delle dipendenze è sempre più complesso. Sempre più spesso si parla di polidipendenza, cioè l’associazione tra più forme di dipendenza. Oggi è raro trovare persone che utilizzano una sola sostanza e l’uso di droghe si accompagna frequentemente anche al gioco d’azzardo. Dal 2017 il gioco d’azzardo patologico è inserito nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA): è riconosciuto come patologia comportamentale e la cura nei servizi pubblici per le dipendenze è garantita gratuitamente.
Quali effetti produce il gioco d’azzardo patologico sulla vita delle persone?
Quando il gioco diventa patologico, le conseguenze non riguardano solo chi gioca ma anche la famiglia e la sfera sociale. La dipendenza può portare a un impoverimento della persona e avere ricadute pesanti sulla vita familiare, personale e lavorativa, oltre che sulle relazioni sociali. Secondo i servizi, le conseguenze della dipendenza di un singolo giocatore coinvolgono almeno dieci persone.
Quanto pesa il gioco online nella crescita del fenomeno?
Negli ultimi anni il gioco online è cresciuto molto. Durante la pandemia, con la chiusura di ricevitorie e sale slot, si è registrata una vera impennata. Anche dopo la riapertura dei locali, la crescita è proseguita. Il gioco online è particolarmente attrattivo perché permette di giocare in qualsiasi momento e luogo, garantisce anonimato e offre un numero sempre maggiore di giochi.
I videogiochi possono favorire l’avvicinamento al gioco d’azzardo?
Non tutti i videogiochi presentano questo rischio, ma alcuni includono meccanismi come le loot box, contenuti virtuali acquistabili tramite microtransazioni di cui il giocatore non conosce il contenuto. In questi casi il sistema riproduce alcune caratteristiche dell’azzardo: si punta denaro, il risultato è imprevedibile e legato al caso. Per questo sono fondamentali conoscenza e vigilanza, soprattutto quando si tratta di giovani.
Perché spesso è difficile accorgersi di avere una dipendenza dal gioco d’azzardo?
Come nelle altre dipendenze, anche nel gioco d’azzardo è difficile maturare consapevolezza del problema. Spesso sono familiari o amici ad accorgersi per primi che qualcosa non va: mancano soldi sul conto, spariscono contanti o compaiono altri segnali di difficoltà. La consapevolezza è parte della cura: solo quando la persona riconosce il problema può costruire l’alleanza terapeutica con i servizi.
Chi sono oggi le persone che chiedono aiuto ai servizi per il gioco d’azzardo?
Il gioco d’azzardo è un fenomeno trasversale, che riguarda età, redditi e situazioni lavorative diverse. Tra gli utenti seguiti dai servizi dell’ULSS 9 l’età media è intorno ai cinquant’anni, mentre i giovani sono ancora pochi. Anche le donne si rivolgono meno ai servizi pubblici, spesso per un forte senso di vergogna.
Come si curano le dipendenze da gioco?
L’intervento dei servizi si articola su più livelli: prevenzione, cura e riabilitazione. Le attività di informazione coinvolgono scuole e realtà del territorio, perché il problema riguarda anche la famiglia e il contesto di vita. Quando emerge il bisogno di aiuto, vengono avviati percorsi di cura personalizzati, che possono includere comunità terapeutiche, momenti di socializzazione e attività per recuperare uno stile di vita equilibrato. Un aspetto importante è anche la gestione del denaro. L’obiettivo è aiutare la persona a ritrovare equilibrio e forme di benessere diverse dal gioco.


In Evidenza
Sabrina Migliozzi: «Il gioco d’azzardo non colpisce solo chi gioca, ma anche chi gli sta accanto»

Spiderman arriva in corsia all’ospedale di Borgo Trento

Giovani e nuovi modi di dire: una breve guida

10 anni di Empori della Solidarietà di Caritas Diocesana Veronese

Damiano Tommasi: «I veri campioni fanno la differenza fuori dal campo»

Mattia Cona, il talento veronese che sogna Wimbledon

Carlo Conti diventa un “tatuaggio”

Il Gruppo Vocale Novecento all’Arena per l’apertura delle Paralimpiadi

Gli Alpini veronesi omaggiano Giuseppina Orlandi al Sacrario Militare


